Il ruolo del papà nel cammino evolutivo dei figli

21/05/2015

 

Quando parliamo del ruolo paterno, è importante tenere conto del contesto sociale in cui viviamo e dei profondi cambiamenti che lo hanno prodotto.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito infatti alla caduta della figura del padre autoritario e distanziante,un tempo detentore delle regole e unico sostegno economico.

Questa crisi del ruolo paterno è stata accompagnata da sostanziali cambiamenti sociali e familiari: la struttura della famiglia allargata dove i figli crescevano con tante donne e tanti fratelli ha lasciato il posto alla nuova famiglia nucleare, con mamma papà e uno o addirittura nessun fratello. Da questi mutamenti nasce un radicale cambiamento dello stile di vita e di quello educativo.

Il progressivo coinvolgimento delle donne nel mondo del lavoro inoltre le ha proiettate al di fuori della famiglia, con la conseguenza che la cura dei figli, tradizionalmente affidata alle mamme,è diventata nel tempo un’attività condivisa col marito.

Il maggiore contatto dei padri con i figli ha certamente una valenza positiva,sebbene manchino modelli di riferimento per i moderni papà.

Caduta la figura del padre-padrone, a quale prototipo paterno possono attingere le nuove generazioni maschili per svolgere al meglio il loro ruolo?

È la funzione simbolica del padre e il suo ruolo educativo il nodo sul quale ci si interroga, che sembra mancare.

 

Diventare padre

Per un uomo, diventare padre è un processo diverso e più lento rispetto a ciò che avviene alla donna che diventa madre; è un processo più razionale e meno istintivo. Spesso l’uomo rimanda a dopo la nascita del bambino la riflessione su cosa implica un figlio nella propria vita.

Il padre vive ciò che viene definito un “parto di testa”, processo che si concretizza a seconda  delle sue aspettative di uomo, del desiderio di realizzare un progetto e della consapevolezza di acquisire un nuovo status sociale.

Alcuni autori definiscono il rapporto padre-figlio come “rapporto spirituale” (E.Fromm) o come “invenzione sociale” (M.Mead).

Attualmente assistiamo alla tendenza a coinvolgere precocemente i padri,con la loro partecipazione ai corsi pre-parto e con la loro presenza in sala parto; ciò avviene a causa della convinzione che un rapporto precoce tra padre e figlio abbia delle ricadute positive sullo sviluppo di quest’ultimo.

Essere coinvolti dall’inizio implica un maggior senso di efficacia come genitore e un maggiore affiatamento con la compagna.

Il desiderio di paternità è composto da una serie di elementi:il desiderio di continuare se stessi e di sopravvivere alla propria morte, la spinta a riportare in superficie la propria infanzia,la volontà di affermare la propria personalità mediante le responsabilità derivanti dalla nascita di un figlio.

 

Importanza della triade padre-madre-bambino

Il padre è colui che si inserisce nella diade simbiotica madre-bambino e che vi porta un elemento di differenza.

Questo aiuta il bambino a diversificare le emozioni, i sentimenti, le immagini, le voci.

Nella madre vi è spesso il desiderio (consapevole o meno) di “non crescita” del figlio, il padre ha il compito di “tagliare” questo cordone ombelicale. Solo grazie a questo passaggio il figlio avrà la possibilità di affrontare il mondo esterno e costruirsi il proprio percorso di vita.

L’emergere della figura paterna è fondamentale a partire dai 3 anni e incoraggia il figlio ad affrontare le tappe evolutive che lo porteranno all’autonomia.

Un’altra funzione che è necessario che un padre svolga è  sostenere la madre nel puerperio e nei mesi a venire.

Con la sua presenza forte e rassicurante il padre offre alla compagna la possibilità di vivere la sana e funzionale regressione che le permette di occuparsi del bambino: lui si occupa di lei mentre lei si occupa del figlio.

 

Il padre rappresenta il ruolo opposto e complementare al ruolo femminile. Spetta innanzi tutto alla madre sostenere questo ruolo e incoraggiarlo.

L’emersione del ruolo paterno contribuisce a formare nel bambino il senso di sicurezza nelle proprie capacità di essere e di stare al mondo, presupposto per un’equilibrata autostima.

 

Differenze tra funzione paterna e materna

La presenza della madre è legata ai bisogni materiali, affettivi, alla dimensione interna della personalità.

La presenza del padre si collega alla sfera dell’attività, del gioco, dell’esplorazione, del tempo libero.

Il neonato reagisce diversamente agli stimoli della madre rispetto a quanto avviene con quelli del padre; ciò è da mettere in relazione ai comportamenti parentali: la madre tende a sincronizzarsi ai comportamenti del bambino, mentre il padre adotta sovente atteggiamenti fondati sull’eccitazione e sulla stimolazione ludica.

L’interazione dei due livelli è funzionale e positiva per la crescita del bambino: la presenza attiva di uno solo dei genitori non soddisfa pienamente i bisogni del bambino.

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