Il significato relazionale dei capricci e la loro gestione

09/06/2015

Davanti ai capricci dei figli i genitori rimangono spesso coinvolti in un vortice di sentimenti negativi che li porta a prendere decisioni e provvedimenti eccessivamente permissivi o eccessivamente restrittivi. In ogni caso, la risposta genitoriale a tali comportamenti risulta sovente “eccessiva” e inadeguata alla situazione.La sensazione di rabbia davanti a un capriccio è molto forte, in quanto si pensa che il bambino faccia scenate mosso da questioni di poco conto e irragionevoli. In realtà è necessario interrogarsi sul vero significato dei capricci, che spesso nascondo il tentativo (sebbene maldestro) di comunicare qualcosa.Occorre perciò mostrarsi sereni davanti ai capricci, che sono normali e fisiologici entro i 5/6 anni d’età e non dipendono necessariamente dallo stile educativo. Ci troviamo davanti a un fenomeno relazionale, in quanto non esiste nessun bambino che fa i capricci da solo; questi nascono sempre nell’interazione con un adulto.È necessario distinguere il livello implicito del capriccio da quello esplicito.

Il livello esplicito riguarda l’oggetto del contendere: un gelato appena prima di cena, l’ennesimo giochino da acquistare mentre si fa la spesa, il poter vedere la TV a piacimento, etc.

Il livello implicito invece è il significato relazionale, è quella comunicazione/sentimento che sta al di sotto del comportamento.Solitamente i bisogni espressi dai bambini attraverso il capriccio sono: il bisogno di sentirsi amato, il bisogno di autonomia, il bisogno di un adulto forte e stabile che trasmetta sicurezza ed il bisogno di contenimento.Con il capriccio il bambino, più che ottenere qualcosa, desidera essere riconosciuto come “soggetto desiderante”.Non tutte le espressioni negative sono capricci, quindi bisogna imparare a distinguere le manifestazioni di disagio dei figli. Laddove manca il livello esplicito, potrebbe non essere un capriccio ma un momento di ansia, di disagio, di tristezza o di angoscia. In questi casi, naturalmente, il genitore deve preoccuparsi di ciò che sta succedendo e intervenire di conseguenza.Quando invece il bambino fa i capricci, il modo migliore di agire è lasciare sfogare la rabbia senza intervenire e senza tentare di spiegare a livello razionale come mai non gli concediamo quello che ci sta chiedendo. In quel momento, infatti, il bambino non avrebbe la lucidità per ascoltarci e per comprendere le nostre ragioni.Lasciare sfogare il capriccio è il modo migliore per farlo durare il più breve tempo possibile. Poi, quando il bambino è tranquillo, ci possiamo ricongiungere a lui in modo affettuoso e cercare di verbalizzare quanto è accaduto, spiegando ognuno le proprie ragioni ed accogliendo quelle dell’altro.Nei luoghi pubblici (negozi, supermercati, etc.), una soluzione può essere appartarsi, andando in bagno o in auto, e aspettare che il capriccio si sfoghi senza curarsi dell’opinione degli altri e senza rassegnarsi ad assecondare il figlio solo per non fare “brutta figura”.Detto questo però è importante, come genitori, interrogarsi sul significato relazionale che i capricci di un bambino possono avere e determinare le nostre azioni future in direzione del bisogno che il bambino sembra esplicitare.Un’attenzione particolare deve essere rivolta alla pubblicità televisiva, che è terreno fertile per i capricci, in quanto confonde il livello esplicito con quello implicito. Ad esempio, confonde la realizzazione personale e l’autostima con il fatto di possedere un oggetto, oppure l’amore della mamma con il dono del giocattolo richiesto.Esistono specifiche modalità per prevenire i capricci:stare attenti ai tempi del bambino e non modificare la sua routine se nervoso o stanco;fissare delle regole (commisurate all’età) ed essere fermi e coerenti;insegnare al bambino ad attendere e a giocare da solo, in modo che possa sviluppare la capacità di vivere delle piccole frustrazioni adatte alla sua età;comunicare con un piccolo anticipo (5 minuti) l’imminenza di una situazione non gradita (andare a letto, lasciare il parco-giochi, etc.);essere disponibili come genitori, ma lasciare che i bambini affrontino le situazioni con le loro forze. www.martinaberta.it

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