Quando i figli leggono i padri



Questo libro è un po' diverso dagli altri che mio papà ha scritto durante la sua carriera. Ha sempre parlato di politica, di cronaca, o di fatti reali, questo invece è una storia, di quelle che ti lasciano con il fiato sospeso. I miei ricordi di bambina sono legati alle storie che raccontava mio padre. Ma non storie qualsiasi, non Cappuccetto Rosso o Cenerentola: avevamo storie straordinarie, inventate solo per noi. Ogni luogo, ogni evento, ogni conoscente era una scusa per crearne una nuova. Così, le isole del lago Maggiore dove andavamo in gita la domenica si popolavano di coppie innamorate, la varicella sfigurava anche una principessa, e le verdure e il cioccolato diventavano creature parlanti. Non solo, ci raccontava anche le avventure di Ulisse, i ciclopi e le sirene, il libro Cuore, i Promessi Sposi e la Boheme. Ancora adesso parliamo di storie straordinarie, dibattendo sugli ultimi libri che abbiamo letto, che finiamo quasi sempre per paragonare ai nostri scrittori preferiti: Proust, Hemingway e Stendhal. "È un bel libro, certo non è Il rosso e il nero" è una delle sue frasi preferite. Mi ha insegnato ad amare la cultura in ogni sua forma, la saggezza di un romanzo, la magia dell'opera a teatro, la meraviglia di un quadro. Quando leggo i suoi romanzi, ritrovo tutto questo: l'osservazione attenta del quotidiano, da cui nascono storie straordinarie, l'influenza di grandi scrittori, e di tutta la sua cultura, l'immaginazione e uno stile unico. Scrivere è il suo modo di esprimersi, sia come lavoro, sia nel privato (quante lettere in giro per casa!). Mio papà scrive quando è serio, quando si diverte, quando si emoziona. È questo, credo, che rende unici i suoi romanzi.


Giulia Nava