Come comunicare con i figli in modo efficace: le tecniche di comunicazione assertiva

19/02/2017

 

L’assertività è la capacità di difendere i propri diritti quando necessario e di esprimere i propri sentimenti con coerenza e lealtà. È uno stile comunicativo e di relazione che porta ad un incremento della propria autostima.

Nasce dall’armonia tra abilità sociali, emozioni e razionalità, senza modificare la personalità del soggetto. Chi adotta un comportamento assertivo  tende a collaborare con gli altri, stabilendo relazioni paritarie.

Il comportamento assertivo si basa sulla gestione del conflitto, cercando di individuare soluzioni condivise, e sulla valorizzazione di sé e dell’altro.

L’ obiettivodella persona assertiva è cooperare:vincere insieme ed entrambi. Non sacrificare la propria personalità, né prevaricare quella dell’altro.

La comunicazione non verbale è caratterizzata da: tono di voce fermo, caldo, ben modulato, sguardo diretto, aperto, franco, atteggiamento rilassato.

La comunicazione assertiva stabilisce una relazione paritaria e permette di comprendersi, valorizzando i reciproci punti di vista.È uno stile comunicativo che permette all’individuo di esprimere le sue opinioni in modo affermativo: si pone come terza opzione tra la modalità passiva e quella aggressiva (entrambe modalità NON affermative).

Nella vita quotidiana,spesso i nostri comportamenti comunicativi non sono assertivi, ma sono caratterizzati da passività oppure da aggressività.

La persona passiva tende a subire gli altri e questo le provoca disagio. Ha difficoltà ad affermare i propri diritti, tende a compiacere gli altri, “catastrofizza” le conseguenze”, si colpevolizza per i suoi errori, ha paura della disapprovazione, ha un’elevata ansia sociale.

La persona aggressiva è attenta solo a sé, prevarica gli altri, ha reazioni eccessive ed esplosive, utilizza metodi coercitivi e distruttivi e mortifica la dignità altrui.

A breve termine, sia la modalità passiva che quella aggressiva hanno benefici, ma a lungo termine comportano molti costi.

La modalità comunicativa migliore, ovvero quella assertiva, non è una modalità naturale per le persone e quindi bisogna esercitarsi e fare in modo che alcune tecniche diventino per noi naturali e consuete.

Due tecniche di questo tipo di comunicazione sono l’ascolto attivo e il linguaggio dell’Io.

L’ascolto attivo è una modalità d’ascolto che comunica il nostro interesse e la nostra accettazione verso una persona. Promuove lo sviluppo dell’autodisciplina e dell’indipendenza.È indicato per aiutare i bambini a esprimere le loro emozioni e ad accettarle.

Suggerimenti per i genitori per mettere in atto questa modalità di relazione:

  • Stare in silenzio, ascoltare senza interrompere;

  • Fare domande aperte, chiare, esplicite;

  • Riassumere cosa il bambino ha detto per avere conferma di avere capito;

  • Mettersi a disposizione solo se è davvero il momento giusto per noi, altrimenti rimandare fornendo le proprie ragioni;

  • Accettare sentimenti ed emozioni del bambino anche se inaspettati e diversi da quello che vorremmo;

  • Avere fiducia nella capacità del bambino di gestire le emozioni forti, che comunque sono transitorie;

  • Incoraggiare il bambino dicendo: “hai voglia di parlarmene?”, “Ah sì”, “raccontami”, “interessante”;

  • Osservare il bambino e calarsi nei suoi panni, pur mantenendo i propri;

  • Essere pronto ad ascoltare, anche per essere ascoltato, incoraggiando il bambino a esprimere quello che pensa in quel momento in modo che la situazione acquisti una nuova luce.

I genitori, coi i bambini, tendono a usare il linguaggio del tu, dando colpa all’altro per ciò che sentono o provano.

Con il linguaggio dell’Io, invece, si inverte la dinamica e si comunicano gli effetti che i comportamenti del figlio hanno sul genitore.

Perché il bambino possa decodificare il messaggio, i genitori possono esprimersi così:

  • “Quando tu...”, descrivendo oggettivamente il comportamento del bambino,

  • “Gli effetti sono...”, sottolineando come il comportamento del bambino influisce sul proprio; aggiungendo, in tutte quelle situazioni nella quali hanno difficoltà ad esprimere sentimenti o pensieri negativi, anche:

  • “io sento...”, descrivendo ciò che provano in quel momento, e…

  • “preferirei...”, cioè quello che desiderano, per far sapere al bambino i propri sentimenti e le proprie opinioni.

È necessario però evitare frasi che comincino con “Io…”, ma che mascherano in realtà un “Tu..”(ad es. “Sono arrabbiato”, ma in realtà sarebbe:”sei te che mi hai fatto arrabbiare”).

 

Martina Berta

psicologa-psicoterapeuta

 

www.martinaberta.it

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