Smartphone a che età per i "nativi digitali"?

06/03/2017

 

Ciao Amici, sono Carolina, io adoro i cellulari dei miei genitori, li chiamano smartphone, mi piace l’idea di averne uno mio, perché tutti i grandi ne hanno uno e soprattutto perché tutti i grandi li usano spesso, troppo spesso, dice la mia mamma. Non servono solo per telefonare, ci si può giocare, scrivere messaggi, registrare messaggi vocali, ascoltare musica, fare e mandare disegnini, ci si possono guardare film e fare le fotografie, insomma sembrano indispensabili, ma lo sono? La mia mamma dice che lei è sopravvissuta senza fino all'Università e che se ne è comprata uno usato come primo e che allora servivano solo per telefonare e mandare messaggi, sms, non vocali solo scritti, al massimo ci si concedeva il lusso di mandare un mms un messaggio con foto, ma costavano di più e ci pensava due volte… Ogni tanto le chiedo quando ne avrò uno io e lei mi risponde sempre… tra moltissimo tempo.. solo quando sarò grande e ne avrò una reale necessità, ma quando sarò grande abbastanza

 

  

A che età bisognerebbe permettere ai figli di avere e usare uno smartphone? Lo spiega l'esperta Rosanna Schiralli; se in passato i regali più gettonati alle Prime Comunioni erano catenine, medagliette, orologi e monetine d’oro, oggi si opta sempre più spesso per tablet e smartphone. Basta dare un’occhiata ai bambini che frequentano ancora la scuola elementare per accorgersi che quasi tutti, ormai, hanno già dimestichezza (forse anche più dei genitori) con app, sms e siti internet. L’età di ingresso nel mondo tecnologico e mediale si sta sensibilmente abbassando, complici soprattutto gli atteggiamenti lassisti e permissivi di mamme e papà che spesso ignorano i risvolti di questa pratica.

Ma è giusto dare il cellulare ai bambini? «Assolutamente no. Fino ai 13 anni circa, cioè intorno alla terza media, i bambini e i preadolescenti dovrebbero essere “preservati” e tenuti lontani da smartphone e tablet, anche a costo di andare contro corrente rispetto alla massa» suggerisce Rosanna Schiralli, psicologa, psicoterapeuta e Presidente del Festival Nazionale dell’Educazione.

Spesso, infatti, i genitori non riescono a imporre la loro autorevolezza, specialmente in fatto di dispositivi elettronici, perché sono frenati dai comportamenti “elastici” di altri mamme e papà. «Quello che mi sento dire più spesso è che al giorno d’oggi è sempre più difficile dettare delle regole ai figli perché i loro coetanei sono abituati diversamente e questo potrebbe crear loro dei problemi» dice la dottoressa. «Eppure, se abbiamo a cuore il benessere dei più piccoli, bisogna correre il rischio di sembrare, agli occhi degli altri, severi, rigidi e intransigenti. I genitori devono essere consapevoli che mettere uno smartphone in mano a un bambino equivale a dargli il permesso di girovagare da solo per la città di notte: è azzardato e pericoloso».

Cosa si rischia nel dare lo smartphone a un bambino? L’uso quotidiano del telefonino da parte di bambini e ragazzini può avere ricadute significative dal punto di vista psicologico: «I più piccoli, infatti, potrebbero sviluppare problemi di attenzione, perdita di memoria e concentrazione, rimanere passivi di fronte agli stimoli esterni e sembrare indifferenti nei confronti delle relazioni sociali. Un utilizzo compulsivo di questi dispositivi, inoltre, influisce negativamente sulla qualità del sonno e aumenta comportamenti “a rischio” come l’aggressività» ammonisce Schiralli. I bambini devono sviluppare la fantasia, esplorare il mondo che li circonda, uscire dai confini del reale, evitando di trascorrere le loro giornate con gli occhi fissi su uno schermo.

«Infine, dobbiamo evitare che i giovanissimi entrino in contatto troppo precocemente con la Rete, un mare magnum di immagini forti, riferimenti sessuali e messaggi borderline che non sono affatto alla portata di bimbo» avverte la psicologa.

No allo smartphone come “sedativo” Quante volte ci è capitato di vedere un genitore mettere il telefonino in mano al figlio per spegnere pianti e capricci? «Purtroppo è una pratica “di tendenza”, ma al contempo gravissima: sembra che le madri e i padri non siano più in grado di gestire i piccoli momenti di crisi dei bambini e scelgano la via più semplice» commenta Schiralli. «Bisogna evitare di usare lo smartphone come “sedativo” o, peggio ancora, come arma di ricatto. È sbagliatissimo dire frasi come “se mangi le verdure, ti faccio giocare con il cellulare”. Il bambino deve sviluppare la percezione della fame, del gusto e della sazietà, indipendentemente da app e giochini virtuali».

 

 

Adolescenti: dormono poco per colpa dello smartphone e rischiano la salute; irritabilità, disattenzione, calo del rendimento scolastico ma anche bullismo. Sono alcune delle conseguenze del rimanere connessi anche di notte. L'esperto Oliviero Bruni spiega i risvolti della mancanza di sonno nei più giovani. Sempre connessi, giorno e notte. Gli adolescenti dormono con il cellulare accanto al letto, sempre acceso, e molti di loro passano la notte a messaggiare. Ritardano in questo modo l’orario di addormentamento. Quando prendono sonno, il primo messaggio che arriva li sveglia e li “riconnette” subito al resto del gruppo che stanno condividendo. La risposta al messaggio innesca un’attivazione emotiva e cognitiva, in questo modo si verifica una frammentazione del sonno che ha risvolti negativi sul benessere fisico e psichico del giovane, che non riesce più a svegliarsi la mattina o che si addormenta durante le ore scolastiche con ripercussioni negative sul rendimento. Il rischio per gli adolescenti è di perdere preziose ore di sonno, con ripercussioni negative anche sul rendimento scolastico. Abbiamo approfondito questo nuovo problema, sempre più diffuso, con il professor Oliviero Bruni, responsabile del Centro del sonno all’Università la Sapienza di Roma, dove è anche professore associato. Dirige l’unità operativa di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. I disturbi più frequenti causati dalla mancanza di riposo adeguato sono la disattenzione, l’iperattività, l’umore altalenante, l’irritabilità che può sfociare nel caso degli adolescenti in fenomeni di bullismo. A lungo andare la mancanza di sonno provoca depressione. È stato dimostrato che gli schermi degli smartphone che hanno spettri di frequenza d’onda verso il blu sono quelli che inibiscono più degli altri la produzione melatonina (sostanza che regola il ritmo sonno-veglia, influenzando svariati processi di natura neuroendocrina e immunologica) con una riduzione fino al 22 per cento dei livelli di melatonina endogena.

Il sonno è legato a fattori ormonali molto sensibili e dal delicato equilibrio. Quando si dorme meno, o comunque non a sufficienza, cala la produzione di leptina, l’ormone della sazietà, e sale quella della grelina, l’ormone della fame. Per questa ragione quando si dorme poco si ha più fame e si mangia di più. Gli adolescenti hanno bisogno di dormire un certo numero di ore, che è maggiore rispetto a un adulto, ma utilizzando gli smarthphone anche la notte dormono meno ore di quante necessitino, in media 7, quando invece avrebbero bisogno di 8-9 ore.

L’intrusione delle nuove tecnologie come smartphone e ipad è un problema emergente. L’influenza maggiore si ha nella vita dei preadolescenti e degli adolescenti, i cosiddetti “nativi digitali” che sono sempre connessi, giorno e notte. I social network e le relative app, come ad esempio Whatsapp e Facebook, hanno creato una nuova modalità di comunicazione. Un tempo il cellulare aveva la sola funzione di telefono, quelli di nuova generazione hanno varie applicazioni (foto, video, musica) che consentono un utilizzo differente e continuo. Tutto questo ha delle ripercussioni importanti sulla vita dei giovani.

Il problema si pone a livello preventivo. Il periodo più a rischio e su cui occorre vigilare con più attenzione è quello del passaggio dalla preadolescenza – fase durante la quale le nuove tecnologie vengono utilizzate principalmente per giocare o guardare video – all’adolescenza. Dopo i 12 anni l’interesse si sposta sui social network e vengono acquisite tutta una serie di “cattive abitudini” difficili poi da perdere. Occorre fare delle campagne di sensibilizzazione nelle scuole sui rischi della perdita di sonno. A casa i genitori dovrebbero vietare l’utilizzo degli smartphone nella camera da letto.

 

 

Sempre connessi, di giorno e di notte, con una vita sociale che non è più reale ma solo mediata dalla tecnologia. «I più a rischio sono gli adolescenti» spiega l'esperto Giuseppe Lavenia «e sta cambiando il loro modo di pensare e di parlare»

Le nuove tecnologie hanno creato un evento mai verificatosi prima: per la prima volta è l’uomo a doversi adattare alla tecnologia e non viceversa. La tecnologia, soprattutto quella mobile, si inserisce nell'ambito del quotidiano e diventa abitudine. Un tempo erano i genitori a insegnare ai figli, oggi invece sono gli adulti a rivolgersi ai più giovani per imparare a utilizzare lo smartphone o il computer. Esiste una “dipendenza” da tecnologia, sia essa cellulare, personal computer o social network, che riguarda specialmente gli adolescenti. Per loro, che sono nativi digitali, la tecnologia sta modificando il modo di pensare e di parlare, qualsiasi cosa è mediata. Le dinamiche relazionali vengono influenzate. Il primo bacio si scambia in chat, si consola un’amica con un messaggio di sostegno mentre nello stesso tempo se ne mandano altri tre ad amici diversi. Non sono per demonizzare le nuove tecnologie, non si può vivere senza, ma non si deve neanche diventarne schiavi. Bisogna ricreare quei momenti veri di socializzazione off line.

Quando l’utilizzo dello smartphone, o del pc, influenza le dinamiche relazionali. In questo caso i più a rischio sono gli adolescenti, che ancora non hanno una propria identità e se ne formano una virtuale, parallela a quella reale. Le nuove tecnologie, soprattutto le app e i social network, sono stati studiati a tavolino da società di marketing proprio con l’intento di creare abitudine. In realtà si fondano sul controllo dell’altro, su quel voyeurismo che è innato nell’essere umano, e quando si tratta di un adolescente può creare insicurezza e depressione. Purtroppo, temo che le nuove tecnologie, se non utilizzate correttamente, amplificheranno il senso di solitudine.
Il problema si verifica quando lo smartphone o il pc vengono utilizzati come appendice del corpo, quando ci si relaziona tramite essi, quando per il soggetto è normale stare al pc anche 10 ore al giorno.

La tecnologia toglie sicurezza quando al di fuori di essa non ti sai comportare o relazionare con il prossimo. Ci sono ragazzi che mandano così tanti sms al giorno da avere un callo sul pollice, o quelli che bramano per il nuovo modello, o quelli che lo utilizzano per giocare tutto il giorno. Poi c’è la sindrome da cellulare spento: l’utilizzo patologico da cellulare è una realtà. Le app sono poi le più pericolose. WhatsApp è un generatore di paranoie, si tiene d’occhio se e quando l’altro è on line o ha letto il nostro messaggio e perché non ha risposto, e negli adolescenti può essere motivo d’insicurezza. Tutte queste nuove realtà ci danno l’apparenza di comunicare con il resto del mondo, ma manca il confronto con il reale.

Su 300 soggetti tra i 20 e i 70 anni, il 70 per cento ha modificato il proprio comportamento soltanto quando gli è stato tolto il cellulare. Le donne sono le più a rischio, forse perché fin da ragazzine gli è stato dato il cellulare per sicurezza: a questo strumento è stato dato un valore educativo quando in realtà non lo possiede.

Tutto parte dalla famiglia, dai genitori che dovrebbero ritrovare il proprio ruolo. Devono imparare a condividere la vita vera con i propri figli, le emozioni, lo stare insieme. Devono domandare: come posso aiutarti? Gli adulti si devono interessare alle nuove tecnologie, devono capire come funzionano per poter comunicare con i propri figli e capire il mondo nel quale vivono, ma devono anche diventare intimi al di fuori di esse, e costruire una relazione. Spesso sono propri i genitori a utilizzare la tecnologia per ridurre il contatto sociale: al ristorante si mette il figlio davanti al cellulare a giocare così non si annoia e non disturba.
La terapia consigliata è quella psicologica, sia individuale, sia famigliare, perché il problema non è il ragazzo, ma il contesto in cui vive.

Uno smartphone come regalo per la promozione a scuola? Pensateci bene
Gli stessi ragazzi riconoscono che i nuovi telefoni connessi a internet sono una fonte di distrazione che peggiora i risultati scolastici: lo rivela un'indagine UsaChissà quanti studenti avranno chiesto uno smartphone nuovo di pacca per festeggiare la promozione a scuola. Prima di cedere, cari genitori, pensateci bene. Lo smartphone è uno strumento di “distrazione di massa”, che rischia di peggiorare i risultati scolastici dei vostri pargoli. A riconoscerlo sono gli stessi ragazzi intervistati nell’ambito di un’indagine pubblicata sul British Journal of Educational Technology dalla Rice University di Houston in collaborazione con l’aeronautica militare statunitense.I ricercatori hanno intervistato 24 studenti universitari che non avevano mai utilizzato uno smartphone prima, chiedendo quali fossero le loro aspettative rispetto a questo strumento e il suo potenziale impatto nelle attività di studio. Le stesse domande sono state poi riproposte dopo un anno di utilizzo dello smartphone. Mettendo a confronto le risposte date prima e dopo l’esperimento, emerge una spiccata delusione delle aspettative iniziali: gli studenti riconoscono che lo smartphone ha aumentato la distrazione durante lo studio, non li ha aiutati con i compiti e neppure a migliorare i risultati degli esami.«Studi precedenti avevano dimostrato ampiamente che lo smartphone può migliorare l’apprendimento se viene usato in maniera intelligente e mirata, mentre la nostra ricerca – spiega lo psicologo Philip Kortum – dimostra che dare semplicemente accesso allo smartphone, senza indirizzarne l’uso per specifiche attività, può rendere più difficoltoso l’apprendimento».

 

Adolescenti e cellulari: un binomio a volte davvero complicato. Non soltanto per i pericoli che possono nascondersi dietro i siti web ma anche perché, secondo gli esperti, non bisogna sottovalutare nemmeno il rischio dipendenza. E allora come comportarsi? Ecco una breve guida comportamentale:

  • spiega a tuo figlio che foto, numeri di telefono e indirizzi non vanno condivisi con chiunque. Il profilo FB va protetto;

  • fagli capire che è meglio non avere contatti con persone che non si conoscono nella vita reale;

  • verifica che i giochi riportino l'etichetta PEGI, che indica se il contenuto è adatto ai minori e da quale età;

  • gli adolescenti vanno educati a capire che sul web non devono essere pubblicati né foto né messaggi offensivi;

  • accertati che tuo figlio sappia che le molestie vanno denunciate, avvisando subito genitori e insegnanti;

  • quando si fanno i compiti e mentre si dorme il telefono si dà ai genitori: è un modo per evitare l'abuso;

  • si può comprare uno smartphone usato o recuperarne uno vecchio in casa: un vantaggio anche per l'ambiente, anche se più che il telefono a costare sono le tariffe.

Proprio a proposito di tariffe, puoi informarti su quelle “young”, dedicate ai ragazzi;

  • limita l'uso di internet fuori casa, acquistando abbonamenti a pacchetto;

  • si possono inibire gli acquisti online impostando un codice pin, sia con Android sia con iPhone.

È senz’altro compito dei genitori vigilare sul rischio che i minori accedano a contenuti dannosi. Ecco allora come ci si può difendere tramite piccoli e semplici accorgimenti:

  • impostazioni ad hoc. Se è un telefono Android, su Play Store puoi restringerne l'utilizzo andando su: impostazioni› controllo genitori. Se è un iPhone vai su: impostazioni› generali› restrizioni.
    Vantaggi: blocca app e contenuti inappropriati.
    Svantaggi: il blocco dei contenuti può rendere poco flessibile l'uso dell'apparecchio.

  • App per difendersi. Esistono diverse applicazioni che garantiscono un controllo dei contenuti. Screen time è una delle più complete.
    Vantaggi: puoi controllare a distanza dal tuo telefono lo smartphone di tuo figlio. Puoi anche controllare il tempo in cui è connesso.
    Svantaggi: c'è il rischio  di diventare assillanti.

  • Antivirus. Se l'apparecchio è dotato di antivirus, prova a verificare se ha anche la funzione “parental control” e con quali funzioni.
    Vantaggi: alcuni antivirus permettono di controllare il comportamento di tuo figlio al telefono.
    Svantaggi: soprattutto le versioni gratuite offrono opzioni limitate.

 

Difficile quindi il ruolo del genitore, anche in questo contesto, ma mai mettere la testa nella sabbia, è più facile dire si che dire no, ma il no è per il bene dei nostri figli; quindi quando Si sarà, lo smartphone o chi per esso dovrà sempre essere monitorato da noi genitori!

 

Chiara Canale

 

 

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