COPPIA CONIUGALE E COPPIA GENITORIALE...SONO LA STESSA COPPIA?

13/10/2018

A volte le due sfere relazionali viaggiano nella stessa direzione ed evolvono armoniosamente insieme: si è amanti e si è genitori in un modo adattivo e funzionante in entrambe le dimensioni.

Altre volte la coppia coniugale e la coppia genitoriale prendono strade diverse, talora imboccano vie opposte, oppure seguono percorsi paralleli, o, ancora, accade che si scontrino ed entrino in conflitto. 

Si tratta spesso di movimenti continui di allontanamento e riavvicinamento, oscillazioni e fasi alternate di contatto e di distacco dei due soggetti, l’uno verso l’altro ma anche tra le due funzioni interne a sè, coniugale e genitoriale. Il tentativo è quello di riallinearsi ogni volta e far ricongiungere le due sfere, recuperando uno stato di armonia e fluidità rispetto ai propri ruoli e nella relazione con l’altro.

Sottesa è un’importante fatica a rimanere in un equilibrio stabile, in uno stato di integrazione e coesione in cui le diverse parti e le funzioni della coppia possano coesistere in un assetto unitario e forte sui diversi fronti.

 

Spesso invece si è disallineati, le fasi di un membro della coppia non corrispondono a quelle dell’altro laddove, ad esempio, uno dei due si dedica al figlio immettendo energie come genitore, l’altro invece avverte spinte interne che reclamano una maggior dedizione alla vita di coppia e poca disponibilità in quel momento alla cura e all’ accudimento della prole. Ognuno infatti sente soggettivamente la necessità di valorizzare e potenziare man mano una funzione specifica. E il più delle volte è difficile che entrambi avvertano nello stesso momento uguali spinte e motivazioni. Di qui le incomprensioni, le tensioni, i conflitti.

 

I diversi momenti di vita, poi, richiamano e richiedono un'attivazione e un investimento maggiore su una dimensione per lasciare sullo sfondo, temporaneamente, l'altra.

In alcuni casi è invece necessario uno sforzo forte sui due versanti, perché “le due coppie” si diano nutrimento ed energie vicendevolmente, rimanendo in primo piano sulla scena entrambe.

La fatica, che è delle donne e degli uomini, mogli e madri ma anche mariti e padri, è allora quella di esserci e giocarsi sui due versanti, oscillare nei ruoli in maniera agile e flessibile, perché vi sia un equilibrio delle parti, senza collassamenti di nessuna di queste.

Ciascuna coppia ha poi un naturale sbilanciamento verso l'una o l'altra sfera; alcune sono più evidentemente forti e solidali come coppia coniugale, altre tendono spontaneamente a esprimersi prima come genitori e più facilmente accantonano l'aspetto amoroso della coppia in sé, privilegiando l'aspetto amorevole e affettuoso di cura e dedizione ai figli. Nonostante le naturali predisposizioni è indubbio che molto giocano i momenti e le fasi della vita che la coppia o il singolo attraversa.

Specifici eventi comportano infatti la necessità di dedicare più tempo ed energie per svolgere al meglio la funzione genitoriale, ad esempio; si pensi al momento stesso della nascita di un figlio. Questa di necessità e fisiologia richiede una importante dedizione al nuovo nato che reclama tempi e spazi quasi totalizzanti: qui la coppia coniugale deve saper aspettare, per poter pian piano re-investire sulla dimensione amorosa quando il figlio cresce, trovando e recuperando nuovamente spazi propri. Spesso la donna rimane nella fase di accudimento e cura per un tempo ben più lungo rispetto all’uomo che si dimostra pronto prima a riprendere il discorso amoroso o quello più strettamente personale.

Ma, ancora, un figlio adolescente, per i compiti evolutivi che affronta, può richiedere alla coppia molte attenzioni ed energie, e qui di nuovo la funzione genitoriale irrompe con forza nello spazio della quotidianità, fisico e mentale. 

D'altra parte momenti personali più critici, un nuovo lavoro, un problema di salute, possono essere affrontati in un modo meno stressante per il soggetto se c’è la presenza solidale, affettiva e supportiva dell’altro in quanto coniuge/compagno, al di là della funzione che riveste come genitore.

Da qui dunque la necessità di tollerare fisiologici sbilanciamenti, che non possono però rimanere fissi creando scompensi e collassamenti dell'una o dell'altra parte e che devono invece essere accompagnati dalla capacità di recuperare quanto si è lasciato indietro per riprendere una corsa comune e condivisa.

Ecco allora che il soggetto si esprime non in una sola coppia ma in due coppie; a volte trova coerenza in se stesso e un senso di armonia, a volte invece si sente strattonato dall'una o dall'altra parte senza riuscire a conciliare e integrare le due sfere in cui è coinvolto. Si avverte qui la fatica, la sensazione di inadeguatezza sull’uno o sull’altro fronte; occorre a quel punto comprendere, ri-leggere ciò che accade, entrare nei propri vissuti ma anche nelle modalità comportamentali, o anche solo accettare la fase che si sta attraversando, per individuare strategie più funzionali e un miglior assetto proprio e di coppia.

 

 

 

 

Fonte: Anna G. Vaillati, psicologa e psicoterapeuta (Cerchi e Spazi)

 

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