LA' FUORI C'E' UN MONDO!

15/10/2018

 

Spesso le mamme sono come immerse in una sorta di microcosmo; questo è fisiologico, naturale, anche protettivo verso il figlio, a garanzia di una dedizione e di un investimento forte sul nuovo (ma non per forza) nato. Come per ogni cosa però il sistema per essere funzionale e funzionante non può rimanere, per un periodo eccessivamente lungo, rigidamente chiuso in se stesso, serrato e impermeabile a stimoli esterni. Deve invece sapersi aprire al resto, al contesto...al mondo là fuori… perché là fuori c'è un mondo! 

E’ importante che rimangano aperte delle finestre, occorre poter respirare un'aria diversa, poter riemergere e uscire. Ciò serve a non comprimere, o reprimere esigenze altre, che pur si avvertono, a ricaricarsi di nuove energie, scaricando sforzi e pressioni, lasciando andare lo stress e prendendo invece nuovi spunti vitali.

Il sistema che rimane chiuso alimenta e fomenta stati di tensione fino a portare a saturazione, e crisi. Un buon livello di permeabilità che consente di entrare e uscire, buttare fuori e accogliere il nuovo che da fuori arriva e fuori si trova, va in direzione di una funzionale e adattiva fluidità e flessibilità. Scambi interno-esterno rivitalizzano, oltre a decomprimere. Alcuni momenti permettono più facilmente di aprire e abbracciare esperienze diverse dal microcosmo casalingo, altri momenti richiedono invece una buona capacità di chiudere e ricompattarsi in un nucleo famigliare unito in cui i membri si avvicinano e si stringono. 

 

Si tratta di sapere uscire per poi rincasare.

Per una mamma ricavarsi spazi fuori dal contesto famigliare permette di alimentare le forze, l'umore, la serenità e l'energia, aspetti che per una sorta di proprietà transitiva passano e arrivano al figlio, entrano in casa con lei quando rientra. Ecco perché questi movimenti vanno incentivati, e non invece rimproverati e considerati un inopportuno distacco dalla cura dei figli. 

Il lavoro, quando rappresenta la realizzazione di una passione ed è ambito vissuto con positività e buon investimento, può già essere luogo e momento in cui la donna riprende una dimensione di soddisfazione e gratificazione. Lì si può infatti spendere e sperimentare in un ruolo in cui sa di esprimere capacità e competenze di cui è forte. E certamente ambiti di piacere con amiche o qualsivoglia attività che risponde a interessi e passioni sono da mantenere, favorire e incoraggiare.

Non si tratta quindi di una dicotomia o di due dimensioni che si autoescludono, mamma vs donna, piuttosto di una complementarietà, che ognuna vive poi con i propri tempi e con modi del tutto personali, ma che certo non deve essere bandita o mal vista. Il distacco momentaneo dal figlio, o dai figli, è da leggersi dunque alla luce di un sano, costruttivo e funzionale egoismo che va a beneficio di una maggior serenità della persona, e della persona nella sua relazione con i figli, con il marito e con la casa (e ciò che questa rappresenta). Non dunque un movimento egoistico di cui sentirsi in colpa bensì una spinta che a medio-lungo termine permette e favorisce un clima famigliare di maggior serenità e positività, lontano da rivendicazioni e frustrazioni, spesso silenti e proprio per questo ancor più distruttive, che sono di fatto l'anticamera di crisi e rotture importanti.

 

Perchè il microcosmo "casa" non sia vissuto, come a volte rischia di accadere, dall'uno o dall'altra come una situazione di costrizione e impedimento e sia invece luogo e spazio di calore e accoglimento, positivamente percepito. 

Quanto detto vale non solo per la mamma, o, nel caso, per il papà, ma anche per i due insieme, per la coppia. Anche la coppia va infatti mantenuta viva e vivace attraverso esperienze altre, extra-casalinghe. La coppia infatti può/deve esprimersi e vivere anche al di fuori, può uscire a raccogliere spunti nuovi senza chiudersi e cronicizzarsi in modalità e meccanismi che, se disfunzionali, non trovano vie di uscita e possibilità di cambiamento. 

Aprire piccole e grandi finestre è allora di giovamento per l'intero nucleo famigliare. 

Il microcosmo che si viene a creare va reinserito e reintegrato nel più ampio e ricco macrocosmo.

 

 

 

 

Fonte: Anna G. Vailati, psicologa e psicoterapeuta (Cerchi e Spazi)

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