Come (e perché) insegnare musica ai bambini

09/09/2019

I bambini e la musica sono buoni amici: ogni genitore sa che, sin da piccoli, i bambini amano cantare e muoversi al ritmo della musica. Ma la musica ha anche effetti benefici sullo sviluppo cognitivo, aumenta le capacità creative, di concentrazione e di immaginazione e sviluppa la memoria.

La musica è quindi un ingrediente fondamentale della crescita del bambino, sin dalla nascita.

 

 

La prima musica: i suoni nell’utero materno

Già nell’utero materno i bambini sono in grado di sentire il ritmo del battito cardiaco della mamma e di ascoltare suoni e melodie. Il feto infatti ha percezioni sonore già a partire dal 6°-7° mese di vita intrauterina ed è proprio attraverso il senso dell’udito (e dell’olfatto) che il piccolo è in contatto con il mondo esterno.

Alla nascita il neonato è in grado di riconoscere la voce della mamma, e dimostra di preferirla ad altre voci, ma sa anche riconoscere le melodie che la mamma cantava in gravidanza.

 

Perché ascoltare e studiare musica fa bene ai bambini

Dopo la nascita, e sin dai primi giorni di vita, la musica è un potente stimolo alla crescita armoniosa, fisica e psicologica, del bambino, come dimostrato da numerosi studi di neurofisiologia e psicologia.

La musica è in grado in grado di aiutare nell’apprendimento delle capacità matematiche e spaziali.

La musica ha un potente impatto emotivo: coinvolge infatti aree cerebrali deputate all’elaborazione delle emozioni, come l’amigdala e l’ippocampo.

Nei bambini, inoltre, lo studio della musica può essere considerata un’esperienza motoria e multisensoriale che aiuta nello sviluppo del linguaggio e nell’arricchimento del vocabolario.

Lo studio della musica è correlato allo sviluppo dell’intelligenza e ad un aumento della materia grigia: il “periodo sensitivo” è un periodo limitato dello sviluppo in cui gli effetti dell’esperienza sul cervello, derivanti dalla particolare malleabilità dei circuiti cerebrali che si stanno formando, sono particolarmente marcati. Ciò significa che l’insegnamento della musica, a seconda che avvenga in età più o meno precoce, avrà un impatto differente sullo sviluppo del cervello (analogamente peraltro a quanto avviene per l’apprendimento di una seconda lingua): tanto più precocemente i bambini entreranno in contatto con la musica, quanto maggiori saranno i benefici.

È stato dimostrato che i bambini che studiano musica sviluppano abilità come una migliore fluidità nel linguaggio e nella lettura, una memoria migliore e maggiore attitudine all’apprendimento di seconda lingua. La musica dunque sarebbe in grado di esercitare un effetto benefico sulla plasticità cerebrale e sulle abilità cognitive e fisiche che perdurerebbe anche in età adulta. La maggiore apertura alle nuove esperienze riscontrata in chi studia musica sarebbe correlata ad una curiosità intellettiva più spiccata.

Lo studio di uno strumento offre inoltre al bambino un’opportunità di esprimere se stesso e di sviluppare una propria identità, e imparare a fare musica con gli altri bambini può insegnare una forma di disciplina e di rispetto verso gli altri, oltre ad aumentare le capacità comunicative e l’autostima.

Ecco perché è importante far ascoltare ai piccoli, sin dalla più tenera età, ogni tipo di musica, cantare per loro e insieme a loro, mimare le canzoni con gesti delle mani. Ballare poi può portare i bimbi ad un senso di benessere e di rilassatezza. Strumenti musicali molto semplici come i tamburini, le bacchette da percussione, le maracas o lo xilofono sono un buon primo approccio “casalingo” per i bambini molto piccoli.

E’ anche bene, assecondando le inclinazioni del bambino, offrire ai bambini la possibilità di studiare musica.

 

I metodi di insegnamento musicale adatti ai bambini

Esistono diversi metodi di insegnamento della musica adatti ai bambini, ognuno con un proprio sistema e precisi e definiti obiettivi. Tutti sono comunque basati sull’innata curiosità infantile e sulla naturale capacità di apprendimento della lingua madre.

 

Di seguito alcune indicazioni per i genitori che desiderano avvicinare i propri piccoli al mondo della musica: si tratta di metodi utilizzati da lungo tempo in tutto il mondo e che si sono dimostrati di grande successo. Tutti insegnano ai bimbi ad essere non solo“ascoltatori” ma loro stessi “creatori e produttori” di musica.

 

Metodo Suzuki

Messo a punto dal violinista giapponese Schinichi Suzuki in Giappone e poi diffuso negli Stati Uniti nei primi anni ’60 e in seguito in tutto il mondo, il metodo Suzuki si basa sulla innata abilità del bambino di imparare la propria madre lingua attraverso l’ascolto, la ripetizione, la memorizzazione e la costruzione del vocabolario: come nel linguaggio, la musica diventa parte integrante del bambino. In questo metodo il coinvolgimento dei genitori è estremamente importante nella motivazione, nell’incoraggiamento e nel supporto ai bambini.

 

Metodo Gordon

Ideato da più di 50 anni dallo statunitense Edwin Gordon, segue l’educazione musicale del bambino a partire dall’età neonatale e durante la sua crescita, portandolo all’acquisizione delle competenze per l’esecuzione, l’ascolto e la comprensione della musica. La Music Learning Theory si basa, anche in questo caso, sulla capacità innata del bambino di apprendere la musica con processi simili a quelli con cui apprende il linguaggio; nei corsi che iniziano a partire da 0 a 3 anni il piccolo sviluppa un proprio vocabolario di suoni dapprima ascoltati e poi, con l’imitazione, riprodotti in modo intenzionale.

Alla base della teoria di Gordon sta il concetto di “audiation” ossia la capacità di pensare e comprendere la musica nella propria testa quando non è o non è più fisicamente presente. Secondo Gordon, ogni bambino ha una potenzialità di apprendere la musica, attitudine massima al momento della nascita ed in grado di mantenersi e svilupparsi in un ambiente capace di far vivere al bambino esperienze musicali significative. Perciò non è mai troppo presto per iniziare ad insegnare la musica al bambino! L’adulto in questo metodo non insegna al bambino, ma semplicemente lo guida nell’apprendimento della musica. Il movimento aiuta il piccolo ad assimilare i suoni ascoltati. L’apprendimento privilegiato è in gruppo.

 

Metodo Kodaly

Metodo di insegnamento musicale sviluppatosi nel XX secolo per opera del musicista e pedagogista ungherese Zoltan Kodaly; è forse meno diffuso in Italia ma ben conosciuto in Europa e nel resto del mondo. Si tratta sempre di una metodologia dell’educazione musicale vicina allo sviluppo cognitivo- affettivo del bambino. Secondo Kodaly, il canto è il mezzo ideale che permette la conoscenza e l’apprezzamento della musica; il canto popolare tradizionale infantile è pertanto per il compositore la forma più semplice e perfetta di approccio alla musica, insieme allo sviluppo di una corretta capacità di ascolto.

 

 

Metodo Dalcroze

Per Emile Jacques Dalcroze, vissuto in Svizzera tra la metà dell’800 e la metà del’900, il ritmo è movimento; il perfezionamento dei movimenti nello spazio porta il bambino a coscienza del ritmo musicale. Il suono ed il ritmo sono forme di movimento e gli studi musicali devono, di conseguenza, iniziare con esperienze motorie.

 

Metodo Orff

Il metodo ideato da Carl Orff, musicista tedesco vissuto nel ‘900, è un insegnamento musicale per bambini che coinvolge la mente e il corpo tramite un insieme di canto, danza e movimento e che prevede l’uso di strumenti di percussione come xilofoni e glockenspiels (strumenti che appartengono alla stessa famiglia musicale dello xilofono), che vengono per questo denominati “strumenti di Orff”. La musica è collegata a movimenti, danza e parola, una musica che ognuno fa da sé. Il metodo si basa su quattro stadi: imitazione, esplorazione, improvvisazione e composizione.

 

Questi sono solo alcuni dei metodi di insegnamento musicale diffusi nel mondo ed adatti ai bambini; sarà compito dei genitori trovare quello più adatto al proprio bambino e alle sue attitudini!

Ricordiamo l’importanza del progetto ”Nati per la musica” promosso anche da noi Pediatri: la musica è una buona pratica che, se attuata precocemente e con continuità, sostiene la crescita dei nostri bambini.

 

Tratto da AmicoPediatra

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