L'importanza dell'oggetto transizionale: cos'è e a cosa serve

10/07/2019

 

 

Per oggetto transizionale si intende un oggetto (solitamente un fazzoletto, o un pupazzetto morbido, o una salvietta, o un indumento della madre) che il bambino assume come sostituto della mamma nel momento in cui comincia ad aprirsi al mondo esterno, ma non è ancora del tutto separato dal suo mondo interno (solitamente dai 6-8 mesi di vita).  In questa fase la “scomparsa”, sia pure temporanea, della figura materna provoca ansia (detta appunto “ansia di separazione”) e un senso di perdita che viene compensata e rassicurata appunto dall'attaccamento all'oggetto transazionale, che assume gli attributi della madre. L’oggetto funziona sia per la sua consistenza, morbida e carezzevole, sia per la familiarità che trasmette attraverso l’odore che lo collega e gli ricorda la mamma e, in genere, l’ambiente familiare.

 

Il termine è stata coniato dal pediatra e psicoanalista inglese Donald Woods Winnicott nel 1951.

 

Più del 50% dei bambini sviluppa l’attaccamento all'oggetto transazionale e, a dispetto di quanto spesso si pensa, non è un segno di debolezza, ma un utile strumento di crescita psicologica del bambino. Questi bambini soffrono fortemente se l’oggetto viene loro tolto, perché è come se anche la loro mamma venisse loro tolta, provocando un senso di abbandono e di solitudine. E anche qualora, come qualche volta accade, l’oggetto transazionale dovesse abbinarsi e favorire la suzione del pollice, non preoccupatevene: si tratta anche in questo caso di un comportamento che risponde ad una normale esigenza di auto-consolazione e auto-rassicurazione.

 

Può essere utile anzi provvedere subito ad un “doppione” identico dell’oggetto “originale”, che vi consenta ad esempio di lavarlo senza provocare sconforto e disorientamento al bambino. Nel caso di un panno o di un fazzoletto potete anche tagliarlo a metà, confidando nel fatto che a questa età il bambino non ha un senso preciso delle dimensioni degli oggetti.

Fatelo subito, se possibile, perché col tempo l’oggetto nuovo risulterebbe troppo dissimile da quello “originale”, venendo rifiutato dal bambino.

 

Tratto da Amico Pediatra

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