“Mommypreneurs”, mamme in formazione contro il gender gap

«In questo momento di stagnazione economica crediamo che la possibilità di una ripresa passi anche dall’inclusione delle diversità». Parla così Claudia Pingue, general manager di PoliHub, che svilupperà a Milano, il progetto internazionale Mommypreneurs. È la possibilità per giovani donne inoccupate, in maternità o impegnate nella cura dei figli di acquisire competenze digitali e imprenditoriali. Si vuole così favorire il reinserimento nel mercato del lavoro o avviare un’attività imprenditoriale.

 

«Il senso di Mommypreneurs è invertire la tendenza per un rinascimento economico perché uno degli inibitori più forti allo sviluppo della carriera delle donne, assieme agli stereotipi culturali e sociali, è la mancanza di un bilanciamento lavoro e vita privata», afferma la Pingue di PoliHub, incubatore gestito dalla Fondazione Politecnico di Milano.

 

Il comparto imprenditoriale, soprattutto, risente di questa disuguaglianza di genere. «Le donne sono più del 50% della popolazione europea, ma in Europa solo il 29% delle imprese è guidato da donne, mentre in Italia solo il 20%. Una percentuale che cala drasticamente nelle imprese innovative, dove si attesta al 13%», come indica il rapporto del ministero dello Sviluppo economico sulle startup innovative.

 

L’Italia per il mancato supporto al bilanciamento lavoro e vita privata si è posizionata 70esima nella classifica Gender gap index 2018 stilata in occasione del World Economico Forum. Basti pensare che i nostri vicini di casa sono nelle prime venti posizioni, come la Francia alla 12esima e la Germania alla 14esima. A livello UE il 7% delle donne perde il lavoro a seguito di una maternità, mentre il 45% subisce una riduzione dello stipendio. In Italia i numeri diventano un’emergenza sociale. La metà delle donne tra i 29 e i 45 anni rimane inoccupata. Questi i dati della ricerca “Motherhood page penality” della Commissione europea.

 

«L’aspetto culturale è determinante perché spesso sono gli stereotipi che relegano la donna in un tipo particolare di sviluppo, che non è uno sviluppo di carriera ad alto rischio. È una questione che determina anche le scelte o non scelte formative che limitano alle donne le possibilità lavorative. La formazione sulle materie Stem è una cartina tornasole».

 

Nel corso di due anni, oltre 1000 giovani mamme di 7 Paesi dell’Unione Europea (Cipro, Italia, Lituania, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna) prenderanno parte a programmi di formazione della durata di 2 mesi a cura di formatori professionisti e certificati. «La mia premessa è che non sono cambiamenti che si possono implementate e misurare nel breve periodo, ragione per cui abbiamo deciso di avere una piattaforma della durata di due anni che prevede quattro call for woman». Il primo momento si chiude il 10 settembre. I criteri di selezione saranno la motivazione imprenditoriale e la conoscenza di base dei principali strumenti.

 Il progetto internazionale è finanziato dal fondo EEA and Norway Grants for Youth Employment, Islanda, Liechtenstein e Norvegia che si pone l’obiettivo di sostenere l’occupazione giovanile in tutta Europa, contribuendo alla riduzione delle disparità sociali ed economiche in Europa e incoraggiando le partnership all’interno dei 15 Paesi beneficiari. Il fondo ha stanziato 60 milioni di euro a favore di progetti transnazionali per l’occupazione giovanile, che ha come destinatari ragazzi di età compresa tra i 15 e 29 anni.

 

I corsi, gratuiti e di due mesi in aula e online, prevedono lezione frontali, corsi online, tutoring e coaching, homework. Un programma di formazione sia per le giovani mamme che vogliono lavorare in aziende ICT, ma anche a giovani mamme che vogliono avviare la propria attività imprenditoriale. La piattaforma, oltre a percorso di formazione, prevede strumenti concreti di supporto per la gestione della vita privata, come i voucher per gli asili in modo da liberare il tempo di queste giovani donne.

 

«Riusciremo nel nostro intento se formeremo giovani imprenditrici: valuteremo come buon esito, quindi, il numero delle aziende e i risultati di business oltre al numero di donne che, se non intenzionate a intraprendere la carriera imprenditoriale, sarà assunto in realtà innovative. Sono Kpi sfidanti ma ci diranno così se il percorso avrà saputo includere e creare una nuova economia e valorizzare competenze oggi chiuse nel cassetto».

 

Fonte: Il Corriere 

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