Alimenti allergizzanti: quando introdurli nella dieta del bambino

Al momento dello svezzamento, quando il bambino abbandona l’alimentazione esclusiva a base di latte ed inizia ad assumere altri cibi complementari al latte, molti genitori hanno il timore che alcuni alimenti possano “generare un’allergia”.

La ricerca in questo ambito ha recentemente compiuto grandi progressi e molte delle raccomandazioni che venivano fatte sino a pochi anni fa ai genitori non sono più valide. E’ bene quindi provare a fare un po’ di chiarezza.

 

Svezzamento e rischio allergico: cosa occorre sapere

Innanzitutto è bene sapere che, potenzialmente, qualunque alimento è in grado di indurre un’allergia (sono almeno 170 gli alimenti che possono causare una reazione allergica) ma solo un ristretto gruppo di alimenti è responsabile della maggior parte delle allergie alimentari in età pediatrica:

  • latte,

  • uovo,

  • grano,

  • soia,

  • pesce (merluzzo, trota, sogliola, salmone),

  • alcuni tipi di frutta a guscio (noce brasiliana, nocciola, mandorla e arachide),

  • alcune verdure (pomodori),

  • alcuni tipi di frutta (fragole e agrumi).

In passato si raccomandava ai genitori di eliminare gli alimenti allergizzanti dalla dieta della mamma in gravidanza e allattamento e di ritardarne l’introduzione nella dieta del bambino per prevenire le allergie nei bambini a rischio allergico (cioè i bambini figli o fratelli di persone allergiche).

Ora invece la ricerca in questo ambito ha dimostrato che le cosiddette diete di eliminazione non sono in grado di prevenire il rischio di allergia e addirittura che l’introduzione precoce degli alimenti allergizzanti nell’alimentazione del bambino (cioè sin dalle prime fasi dello svezzamento) può diminuire il rischio di diventare allergici (perché stimola la risposta immunitaria dell’organismo).

Quindi, riassumendo:

  • non vi è motivo di ritardare o eliminare alcun alimento, neppure quelli potenzialmente allergizzanti, dalla dieta del bambino.

  • Tutti gli alimenti possono essere introdotti nell’alimentazione del bambino, sin dalle prime fasi di svezzamento.

  • Queste indicazioni valgono per tutti i bambini, anche se a rischio allergico (cioè i bambini con genitori o fratelli allergici).

Questo processo di “normalizzazione” ha riguardato anche il glutine, per il quale si è sospettato per qualche tempo che, se introdotto troppo presto nella dieta del bambino, potesse favorire l’insorgenza della celiachia. Studi molto recenti hanno tuttavia fugato ogni dubbio: anche gli alimenti contenenti glutine possono essere introdotti nella dieta del bambino senza alcuna particolare restrizione, sin dalle prime pappe, poiché non vi è alcun rapporto di causa-effetto tra l’assunzione precoce di glutine e l’insorgenza della malattia celiaca. Ritardare l’introduzione del glutine nella dieta del bambino non riduce il rischio di sviluppare la malattia; ritarda semmai la comparsa dei sintomi nei bambini predisposti (rendendo quindi anche più difficile la diagnosi).

 

Alcune precauzioni

Se è vero che, per quanto riguarda il rischio di allergie, il bambino durante lo svezzamento può mangiare qualsiasi alimento, occorre però osservare alcune regole e adottare alcune precauzioni.

 

Introdurre un nuovo alimento alla volta

E’ buona norma introdurre con gradualità i nuovi alimenti, uno alla volta, ed attendere qualche giorno prima di introdurne uno nuovo nell’alimentazione del bambino. Questo vi consentirà di capire se l’alimento è ben tollerato dal bambino o se provoca qualche reazione  (es. eruzioni cutanee, disturbi intestinali ecc.). In questo caso, segnalatelo al vostro pediatra.

 

Uovo

Quando si inizia ad introdurre l’uovo nell’alimentazione del bambino meglio, per prudenza, iniziare con 1/4 di tuorlo (più tollerato dell’albume) ben cotto (almeno 3 minuti). Se il tuorlo risulterà ben tollerato dal bambino, si potrà gradualmente aumentare la quantità di tuorlo e, successivamente, introdurre anche l’albume.

 

Soggetti a rischio o con eczema

Attenzione! I bambini che hanno presentato un eczema nei primi mesi di vita e che sono risultati positivi ai  test cutanei  (prick test) per alimenti che contengono allergeni di classe 1 devono introdurre questi alimenti sotto controllo medico.

 

Quali sono gli allergeni di classe 

Gli  allergeni di classe 1 sono quelli costituiti da proteine in grado di resistere al calore durante la preparazione degli alimenti e agli enzimi durante la digestione senza subire modifiche della loro struttura; possono quindi più facilmente comportarsi da fattori sensibilizzanti a livello gastrointestinale.  A questa classe  appartengono proteine del latte, dell’uovo, del pesce (merluzzo, trota, sogliola, salmone ecc.) dei crostacei (gamberi, granchi, aragoste, capesante ecc.), dei molluschi (seppie, calamari, vongole, cozze ecc. ) e di alcuni vegetali (pomodoro, sedano).

 

Miele, mai prima dell’anno

Il miele non è un alimento allergizzante ma può essere contaminato con spore di botulino che, una volta ingerite dal lattante minore di un anno, possono trovare le condizioni ideali per svilupparsi in bacilli che producono la tossina botulinica, causa di grave malattia. Si tratta di un evento estremamente raro, ma possibile. Dato che il miele non è un alimento essenziale, se ne sconsiglia in generale l’uso nel primo anno d’età.

 

Tratto da Il Mio Amico Pediatra

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