I capricci dei bambini: perché è importante non considerarli come "nemici"

03/02/2020

La crescita del bambino, si sa, non è lineare e molte delle tappe della sua evoluzione sono contrassegnate dai capricci.

 

 

 


Persino i bambini più accondiscendenti e tranquilli hanno la necessità di manifestare qualche bisogno attraverso il capriccio in quanto non sono ancora in grado di gestire un disequilibrio emotivo (o una necessità fisiologica) con logica e con il linguaggio.

Il capriccio del bambino corrisponde ad una richiesta e sta al genitore essere in grado di gestirla e interpretarla. Vediamo come:

 

1. Osservare e ascoltare – Osservare il comportamento del bambino e cogliere i segnali di quei bisogni che non è ancora in grado di esprimere, ad esempio il bambino può piangere perché desidera mangiare qualcosa (nonostante abbia già cenato!), ma in realtà è stanco e non ha ancora imparato a classificare il suo bisogno fisiologico e a verbalizzarlo. Sarà compito del genitore osservare il bambino e cogliere nei suoi gesti la sua vera richiesta (ad esempio si frega gli occhi).

 

2. Prevenire il capriccio – Chiedere spesso “come stai”?(e ascoltare le risposte) Insegna al bambino ad avere un controllo su di sé, a scandagliare il proprio sentire, abitua all’ascolto interiore e prepara all’empatia. Certamente converrà chiederlo non nel m del capriccio, ma durante la giornata in momenti di tranquillità. Chiedere “hai bisogno di qualcosa?Di che cosa hai bisogno?” può anticipare, a volte, un’esigenza nascosta che potrebbe rivelarsi in un capriccio.

 

3. Saper dire no – insegnare il rispetto del “no” che gli viene dato prepara l’individuo alla socialità e a costruire sani rapporti con l’altro, per questo è importante non farsi maltrattare dal bambino, insegnargli che ci sono dei sani confini non superabili mantenendosi fermi e decisi e gestendo con autocontrollo le proprie reazioni. Il genitore è un esempio per il bambino, gli schemi di comportamento di mamma e papà vengono replicati come esempio, questo è sempre da ricordare.

 

4. Dialogare con le nostre emozioni – Urlare, strattonare il bambino, punirlo in malo modo non serve a nulla! Il bambino non ce l’ha con il genitore, semplicemente non sa gestire le proprie emozioni. Aiutarlo a riconoscere le emozioni (rabbia, frustrazione, impazienza), lasciarlo calmare (e non pretendere che si calmi nei tempi da noi stabiliti, ma secondo le sue necessità) gli permetterà di entrare in confidenza con le proprie emozioni, a riconoscerle e in un secondo momento a saperle gestire. Ascoltare la nostra frustrazione e accettarla ci permetterà di essere genitori più consapevoli.

 

5. Pazientare – Talvolta il bambino ha bisogno di “esplodere”, di mostrarsi aggressivo e di arrabbiarsi. Negare le emozioni non serve se non a reprimerle, a volte si può usare anche l’ironia, fare un sorriso e lasciare che gli animi si plachino.

 

6. Dialogare con il bambino – Esiste una vasta letteratura dedicata alle emozioni, argomento caldissimo di questi tempi. Un sano rapporto con l’emotività genera individui più sicuri di sé, un libro sulle emozioni per Natale è un ottimo regalo per tutta la famiglia.

 

Tratto da SoS Pediatra

 

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