Mamma-maestra: come gestire il doppio ruolo

01/06/2020

I genitori non sono insegnanti e non devono diventarlo. Qualche consiglio utile per sopravvivere all'home schooling

 

Sono le 7, suona la sveglia. Il primo ad alzarsi è papà, che porta fuori il cane, poi la mamma, che comincia a preparare la colazione. Le ultime sono le bimbe, che possono ancora crogiolarsi un po’ nel letto. Sembra una mattina normale, si fa colazione tutti insieme, ci si prepara, si chiacchiera. Poi papà va in camera a lavorare e la mamma prepara tutto l’occorrente per la scuola. Accende i due computer, sistema i quaderni e le matite. Mancano pochi minuti, poi iniziano le lezioni. Sì perché da qualche mese oramai le maestre e i compagni si vedono solo da uno schermo con l’home schooling.

 

In questo periodo di emergenza, i genitori potrebbero essersi sentiti investiti della responsabilità di compensare l’assenza di una didattica “normale” con conseguenti e legittimi sentimenti di frustrazione, impotenza, incapacità. Oltre alla normale gestione della famiglia e al lavoro (da casa e non), quando inserire la didattica? Come aiutare i figli a fare tutto? Quando correggere i loro compiti o spiegare quello che non hanno compreso? Come far capire che non si è in vacanza e che bisogna mantenere una routine in cui bisogna anche studiare senza fare la parte dei cattivi?

 

Siamo andati a chiedere qualche consiglio a Roberta Colombo, psicoterapeuta cognitivo comportamentale e practitioner EMDR, terapia d’elezione per l’elaborazione delle esperienze traumatiche.

«Partiamo da un semplice presupposto: i genitori non sono insegnanti e non devono diventarlo! Credo sia fondamentale che mamma e papà, ove possibile, si dividano il carico e diventino una sorta di squadra di supervisori: predisposizione degli strumenti che occorrono, degli spazi, gestione degli aspetti tecnici, definizione degli orari, gestione di eventuali comunicazioni con insegnanti. Ma non di più! Dobbiamo ricordarci che i protagonisti sono i più piccoli, la scuola a distanza è la loro esperienza.

È importante spiegare ai bambini, soprattutto ai più piccoli, che si tratta di una situazione particolare, ma soprattutto temporanea perché questo crea per loro una cornice di senso. Bisogna spiegare che sono cambiate le modalità, ma non i compiti di ciascun membro della famiglia: i genitori continuano a lavorare da casa e ad occuparsi della famiglia, i bambini continuano a seguire la scuola ma da casa.

Per i bambini è importante avere uno scenario prevedibile di quello che sarà la loro giornata, per questo i genitori potrebbero condividere con loro, a inizio giornata, il programma: quando ci sono le lezioni a distanza, quando è prevista la pausa, quando si fanno i compiti, quando si gioca, quando si mangia. In questo modo sanno che la loro giornata non sarà solo studio e forse saranno meglio predisposti ad affrontarla! Nel caso di figli grandi si possono proprio concordare momenti di studio e momenti di svago che tengano conto anche delle loro esigenze. I ragazzi spesso cambiano orari stando a casa e può rivelarsi più proficuo assecondare la predisposizione di chi si attiva più tardi e comincia dopo a studiare, piuttosto che fare la guerra tutto il giorno!

Per imparare a sperimentarsi come studenti capaci, i bambini hanno bisogno in primis di sentire di avere la fiducia di mamma e papà. Credo quindi sia importante che venga dato spazio all’apprendimento autonomo e che venga rispettato il fatto che ognuno ha uno stile di apprendimento diverso: c’è chi fa schemi, chi si affida alle figure, chi ripete ad alta voce, chi ha bisogno di muoversi e girovagare per la stanza mentre studia: va bene tutto! Abbandoniamo l’idea di voler imporre il nostro metodo perché ci sembra più efficace. Non sostituirci al lavoro dei nostri figli ci sgrava di un compito che non è nostro e permette loro di attivare le loro personali risorse.

Se i bambini ci chiedono aiuto in un compito, possiamo assicurarci che abbiano compreso la consegna, possiamo condividere il piano che hanno pensato per portare a termine il lavoro, ma poi lasciamoli fare. Non è necessario controllare tutto e correggere tutto prima che il compito arrivi agli insegnanti: questo possono farlo loro! Possiamo anche incoraggiare i nostri figli a chiedere spiegazioni aggiuntive ai professori o a utilizzare l’importante strumento del piccolo gruppo con alcuni compagni per confrontarsi. Non è compito nostro studiare la loro lezione e cercare di spiegargliela.

Dobbiamo inoltre ricordarci che seguire lezioni

 

 

a distanza può essere più complicato dello stare in classe e quindi prevedere delle pause e se possibile delle uscite all’aperto in cui i bambini possano muoversi può risultare davvero rigenerante.

 

No al rigido: prima il dovere e poi il piacere.

 

I ragazzi sono in questo momento privati della dimensione relazionale e ludica con i compagni che nelle giornate di scuola porta leggerezza. Io credo che questa esperienza della scuola a distanza possa rivelarsi più positiva se si riesce a mantenere una buona comunicazione genitori-figli-insegnanti. Gli insegnanti hanno il difficile compito di lavorare allo scopo di trasmettere un clima positivo che renda piacevole l’esperienza dell’apprendimento per ingaggiare i bambini. È importante che si mantenga attiva la relazione con ogni singolo studente e quindi che vengano dati feedback, che vengano corretti i compiti con costanza per dare valore all’impegno che i ragazzi mettono nello studio a casa. Come genitori, dare dei feedback agli insegnanti su come sta andando può essere inoltre molto utile proprio per attivare una comunicazione virtuosa con loro e un cambio di rotta laddove serva.

 

Per i genitori di bimbi e ragazzi che stanno affrontando la fine di un ciclo scolastico

 

Per i più piccoli, aiutiamoli a comprendere che tipo di cambiamento sarà il passaggio (dalla materna alle elementari o dalle elementari alle medie) e favoriamo un momento di saluto sia con i compagni sia con i maestri. È un aspetto fondamentale a livello emotivo per favorire un positivo investimento nell’esperienza che verrà. Per i più grandi, monitoriamo l’organizzazione dello studio in previsione di un esame (di terza media o di quinta superiore), supervisioniamo eventuali comunicazioni rispetto alle modalità di esame, partecipiamo ai consigli di classe a distanza. Facciamo sentire ai nostri figli che li accompagniamo in questo passaggio perché le informazioni che arrivano dalla scuola sono ancora poco chiare e muoversi in uno scenario di incertezza può generare ansia ai ragazzi.

 

Quindi come genitori non dobbiamo chiederci troppo ma dobbiamo chiederci il giusto

 

Questo aiuta noi e aiuta a mantenere una relazione costruttiva e piacevole con i nostri figli, che così non ci vedranno come l’incarnazione casalinga dei professori. Dobbiamo mantenere anche in questa particolare situazione un ruolo di guida e di supporto, trovando il giusto equilibrio tra flessibilità e regole, tra autonomia e supervisione. Non sentiamoci in colpa se non abbiamo avuto il tempo di aiutarli di più o di aiutarli meglio: facciamo il meglio che possiamo con le nostre risorse e capacità e con il tempo che abbiamo.»

Queste sono considerazioni che possono riguardare una situazione “normale”, senza tener conto di casi specifici di bambini con difficoltà o bisogni educativi speciali perché si aprirebbe uno scenario più complesso che andrebbe diversificato maggiormente.

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