7 cose da fare nel sud con i bambini

10/08/2020

La Sardegna è ripartita ed è pronta ad accogliere i turisti in sicurezza, all’insegna della natura, della storia, del relax e del buon cibo.
E i piccoli viaggiatori potranno fare bagni nelle acque cristalline, rannicchiarsi per entrare nelle tombe di civiltà lontane, vedere da vicino le tartarughe caretta-caretta e pedalare fra i fenicotteri dello stagno.
 
1. Fare il bagno nel mare più bello del Mediterraneo

La Sardegna è tra le mete più desiderate della stagione 2020. Qui i bambini possono nuotare nel mare cristallino e giocare sulle lunghe spiagge di sabbia bianca quest’anno sicuramente meno affollate del solito. Per portare i bambini alle spiagge più belle del Sud, da Cagliari si prende la provinciale 195 per Chia, dove i piccoli possono fare tanti bagni, giocare a pallone e a pallavolo o manovrare l’aquilone sulle grandi spiagge e anche vedere da vicino i fenicotteri rosa che popolano gli stagni. Da assaggiare, a giugno e settembre, i fichi neri di Chia venduti dai produttori in tanti chioschi lungo le strade che portano al mare.
Il Chia Laguna Resort assicura alle famiglie un soggiorno di relax con uno staff di animatori che ogni giorno propone sport ed escursioni a misura dei piccoli ospiti da o fino a 17 anni. Lungo il litorale di Chia le spiagge sono tante: Cala Cipolla, Monte Cogoni, Sa Colonia, Campana, Su Giudeu e il Pontile. Tutte sono vicine a parcheggi a pagamento e hanno stabilimenti con ombrelloni e lettini e bar dove si può fare un pranzo veloce. Un luogo semplice dove fare una cena genuina a prezzo fisso è Malfatano Beach, (tel. 340 900 4069) S.P. 71 km 11,600, si arriva con la strada costiera che da Chia va verso Teulada.
Questa strada panoramica di 25 km è un susseguirsi di baie e calette, con la famosa spiaggia di Tuerredda sopranominata per i suoi colori Tahiti. Affascinanti le dune altissime di Porto Pino di sabbia finissima bianca. Merita una sosta il ristorante La Peschiera (tel. 0781 967018) a pochi passi dalla spiaggia, con piatti solo di pesce e di pasta buonissimi, qualche volta si può assaggiare “s’orciada” fritelle di anemoni di mare.

 

2. Scoprire in canoa la laguna di Nora, guardando la danza degli uccelli e dei pesci, e al tramonto la musica del festival jazz

Nora, a pochi chilometri da Pula, è una città fondata dai fenici intorno al IX sec. a.C. con le rovine dei templi, delle domu signorili con i pavimenti di mosaico, del teatro e quattro terme. Per i bambini sarà divertente visitare la Laguna di Nora, con l’Aquarium che ospita le specie del Mediterraneo e un centro per la cura di tartarughe e cetacei. Nelle due grandi vasche si posso vedere da vicino le tartarughe caretta-caretta, ricoverate dopo salvataggi in mare, in più accompagnati da un biologo marino si può fare snorkeling in mezzo alle rovine archeologiche e birdwatching in canoa tra i canali della laguna, avvistando aironi cenerini, garzette, tanti gabbiani e il raro gabbiano corso. A luglio e agosto i bambini possono partecipare alla Summer School Natura Sicura, da lunedì a sabato dalle 8.30 alle 13, per scoprire il mondo del mare, osservandone gli abitanti, imitando la vita di una tartaruga marina o diventando pescatori per un giorno. E alla fine scoprire i sapori dei pesci e i profumi delle erbe della laguna al ristorante Fradis Minoris (tel. 070 9209544), dove lo chef Francesco Stara prepara, a pranzo e cena, una cucina sarda molto originale. E la sera, relax al teatro romano della zona archeologica con le note jazz delle artiste Adrienne West il 1 agosto, Lisa Bassenge il 6, Sophie Alour sabato 8 e infine Rita Payes il 13 agosto (norajazz.it).

 

3. Alla scoperta delle civiltà antiche tra nuraghi, tombe dei giganti e domus de janas, ovvero tombe delle fate o delle streghe

La Sardegna è una terra di pietre monumentali, di leggende e di misteri, con grandi musei a cielo aperto, nuraghi, case di fate (o di streghe) e menhir. In un giorno di maestrale o tempo incerto si può andare, con scarpe comode, alla scoperta delle civiltà che hanno abitato l’isola qualche millennio prima di noi. Sarà divertente entrare nella tomba dei giganti di età nuragica a Barrancu Mannu, appena fuori Santadi. Si raggiunge a piedi con una passeggiata di una ventina di minuti, attraverso un sentiero profumato di macchia sarda. I piccoli resteranno sopresi davanti ai grandi massi di granito della tomba nei quali entrare attraverso una piccola apertura in cui bisogna quasi strisciare. Le pietre millenarie spargono nell’ambiente una pioggia di flussi energetici, che secondo alcuni studiosi sarebbero in grado di apportare benefici terapeutici, ma per beneficiarne bisogna stare in religioso silenzio.
Il pozzo sacro di Tattinu, a Nuxis, è un tempio di età nuragica dedicato al culto delle acque, intorno sono visibili i resti di un villaggio nuragico. Sono 40 le tombe del terzo millennio a.C .le Domus de Janas di Montessu a Villaperuccio, una necropoli ipogeica su diverse colline. Per la pausa pranzo l’indirizzo giusto è la Trattoria da Letizia di Nuxis (tel. 0781 957021) con piatti sardi profumati dalle erbe selvatiche, da assaggiare la lasagnetta di pane carasau e ragu di porcini e dolcesardo. Per fare il pieno di particelle magnetiche si va ad appoggiare le mani sul menhir Luxia Arrabiosa, un monolite del IV millennio a.C fuori dal paese. Consigliata la visita con degli esperti, come Annalisa Aru e l’archeologo Nicola Dessì, che accompagnano i turisti alla scoperta della Sardegna autentica. I diversi itinerari archeologici sono sul sito www.sardegnainsolita.it.

 

4. Giocare tra le vie del paese-museo di San Sperate, circondati da murales, frutteti di pesche e le sculture sonore di Pinuccio Sciola.

Sono passati più di 50 anni dal primo murale che ha trasformato San Sperate in un Paese Museo. L’idea è stata di Pinuccio Sciola, scultore sardo conosciuto per le sue “sculture sonore”, blocchi di pietra che grazie all’intervento dell’artista diventano strumenti musicali. Molte sculture sono esposte nel Giardino Sonoro di San Sperate (tel.324 587 5094) che le nipoti e i figli fanno suonare anche ai piccoli durante visite guidate. L’artista e i suoi amici, mezzo secolo fa, ricoprirono i muri delle vecchie case fatti di fango con strati di calce, trasformandoli così in tele bianche da dipingere. Nacquero i primi murales, all’inizio con soggetti a carattere antropologico e politico, poi soggetti vari che ad oggi decorano più di 500 case.
Alcuni murales, con la partecipazione della popolazione, sono stati realizzati da artisti stranieri: dalla Germania arrivarono Rainer Pfnürr ed Elke Reuter, dall’Olanda Meiner Jansen, Otto Melcher dalla Svizzera e José Zuniga e Conrado Dominguez dal Messico. Importante anche la partecipazione di numerosi artisti sardi, a partire da Aligi Sassu, Foiso Fois, Liliana Cano, Gaetano Brundu, Giovanni Thermes, Giorgio Princivalle, Nando Pintus e Franco Putzolu. Molto saporita e divertente a settembre la Sagra delle Pesche, il prodotto d’eccellenza del paese, che anima le vie e fa scoprire le case tradizionali campidanesi addobbate per l’occasione a festa. Pinuccio Sciola portava i suoi ospiti al Ristorante Ada (tel. 070 9600972), una trattoria storica molto accogliente, ora gestita dai figli della signora, che continuano a preparare la cucina sarda di famiglia.

 

5. Scoprire a piedi o in bici la foresta di lecci più grande d’Europa, tra cervi e uccelli e gatti selvatici

Il Parco naturale Gutturu Mannu, in sardo significa “grande gola”, è un canyon attraversato dal torrente omonimo, molto apprezzato dagli escursionisti e appassionati di mountain bike. Questo paradiso di macchia mediterranea si estende in dieci comuni con fitti boschi di lecci, soprattutto dai 700 metri d’altitudine, tassi e agrifogli, e nella parte centrale bellissimi esemplari di sughera. Si cammina tra torrenti e sorgenti freschi e profumi di carrubi, corbezzoli, erica, lentischi, mirto e olivastri. All’interno delle tre oasi di protezione, Pantaleo, Gutturu Mannu e Monte Arcosu gestiti dal Wwf, si aggirano liberi cervi sardi, daini, l’astore e il geotritone, molto presenti anche cinghiali, donnole, gatti selvatici e volpi. Bisogna ogni tanto stare con il naso in su, per vedere qualche aquila reale, il falco pellegrino e le poiane.
All’interno di questo paradiso naturale si trova il Is Molas Resort, con 500 ettari di verde e un campo da golf di 27 buche con vista mare, dove le famiglie possono vivere una vacanza senza problemi di distanziamento o procedure rigide. La sicurezza è comunque garantita dall’applicazione rigorosa delle norme di sanificazione previste da “Sardegna Isola Sicura” di Portale Sardegna e dal Protocollo “Accoglienza sicura” di Federalberghi. Inoltre, tutto il personale è stato formato sulla base delle direttive OMS, in modo da svolgere in modo sicuro le proprie mansioni. I piccoli possono imparare a giocare a golf con i maestri di Is Molas e ammirare i cervi sardi nei giardini delle ville progettate da Massimiliano e Doriana Fuksas. I piccoli possono anche fare lezioni di tennis con maestri specializzati in pazienza, mentre i genitori si allenano con tante attività open air, come un nuovo percorso di allenamento che abbina le tecniche di potenziamento alle discipline sportive creative, oppure arti marziali e yoga. Più di 30 percorsi tracciati per gli appassionati di mountain bike, con livelli di difficoltà diversi, i principianti possono contare sugli istruttori della “bike school”. A La cucina di Machrì (tel. 070 920 9205) di Pula con tavoli all’aperto nel dehors si assaggia una cucina di mare e di terra con gli ingredienti di piccoli produttori della zona.

 

6. Entrare nel villaggio ipogeo usato dai cartaginesi come necropoli e poi tuffarsi nelle acque cristalline del mare Sant’Antioco

Era la maggiore isola della Sardegna, ma un istmo artificiale, completato in epoca romana, l’ha unita alla terra ferma. Fondata dai fenici (770 a.C.), Sant’Antioco conserva il villaggio ipogeo con le grotte che fanno scoprire ai piccoli le astuzie che gli uomini del passato usavano per difendersi dai pirati. Per nascondersi, gli antichi abitanti avevano trasformato la necropoli in abitazioni e queste grotte, come a Matera, sono state le case dei più poveri nel corso dei secoli, addirittura fino al 1978. Oltre alle grotte sono da vedere la necropoli (V-III secolo a.C.) sotto la Basilica dedicata a Sant’Antioco, il museo archeologico e la vicina zona archeologica con il tophet.
A Su Magasinu de su binu (il magazzino del vino) i bimbi vedono gli oggetti che venivano usati nel passato per fare il vino, mentre al Museo del bisso, del maestro Chiara Vigo, si scopre la tessitura fatta con la seta del mare, il filo “dorato”, ottenuto dalla pinna nobilis, il più grande bivalve del Mediterraneo. Dopo tante visite è tempo di un tuffo: la spiaggia più vicina alla città è Portixeddu, contornata da antichi ginepri e secolari palme nane, in caso di giornata ventosa è consigliata la spiaggia di Turri solo di ciottoli, mentre Maladroxa di sabbia sottile ha un fondale dal quale sgorgano, in alcuni periodi, acque termali usate già dai romani.
Superati il promontorio Serra de is tres Portus e lo stagno di santa Caterina, dove nidificano cavaliere d’Italia e fenicottero, si arriva alla spiaggia di Coqquaddus. Sulla scogliera di is Praneddas (o arco dei baci) si guarda l’orizzonte da una terrazza a 200 metri sopra il mare. Sul lungomare ci sono diversi ristoranti con terrazza sul mare con paste tipiche e pesce fresco. Il top è il ristorante dello chef Achille Pinna, all’interno dell’Hotel Moderno(tel. 375 5840087) con piatti gourmet.

 

7. Sardegna in bicicletta nel parco regionale Molentargius-Saline di Cagliari

Dal Lungomare, ai piedi del colle di Bonaria, inizia la passeggiata pedonale e ciclabile che arriva al Parco Naturale Regionale Molentargius–Saline. Lungo il percorso si incontra la Galleria del Sale, un vero e proprio museo d’arte contemporanea a cielo aperto, nato nel 2014 grazie all’ Urban Center e a 15 street artist, tra i quali il sardo Manu Invisible, che come Banksy ha un’identità segreta (appare sempre con il volto coperto da una maschera). Ma il progetto continua a crescere e l’anno scorso ai 45 dipinti si sono aggiunte due nuove opere delle artiste Giulia Capsula Casula e Nina Castle.
Il Parco Molentargius è un’oasi naturalistica umida a due passi dalla città, è il sito più importante del Mediterraneo per la nidificazione dei fenicotteri, ospita una grande varietà di habitat e specie, e conserva gli affascinanti edifici dei primi del ‘900 della Città del Sale e degli antichi macchinari industriali. La pista ciclabile è lunga poco più di 3 km ed è adatta ai bambini perché è quasi sempre in piano, parte dal molo Ichnusa e continua per il lungomare di Su Siccu sino al padiglione Nervi, da questo punto costeggia il canale de la Palma sino all’ingresso del parco del Molentargius in cui si congiunge con altre due piste, una che prosegue dentro il parco e l’altra che costeggia il canale di Terramaini per tutto il suo corso.
Il primo tratto della pista è di legno, da Su Siccu in poi è un misto di cemento e asfalto. Le bici si possono noleggiare a Bike Green a Cagliari tel. 342 730 9557 oppure Easycletta tel. 324 583 1631 oppure all’interno del parco Montentargius. A Cagliari si può dormire nel nuovissimo Palazzo Doglio, un hotel appena aperto gestito dal Forte Village, con una bella corte dove i bambini possono giocare senza pericoli. Gli appassionati di foto non devono perdere la mostra del fotografo Steve Mc Curry a Palazzo di città, scoprendo così anche il quartiere medioevale il Castello. Al Poetto, la spiaggia dei cagliaritani, si pranza e cena guardando il mare, la specialità dei ristoranti e chioschi sulla spiaggia sono gli spaghetti con i ricci. Da assaggiare quelli del chiosco L’Aurora di Marina Piccola, a fianco del Wind surfing Club, tel. 070 380732.

 

Come arrivare: all’aeroporto di Cagliari arrivano i voli low cost di Ryan Air, Easyjet, ma hanno offerte convenienti anche Alitalia e Meridiana. Per muoversi nell’isola è indispensabile l’auto

 

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