Riconosciamo i giusti meriti ai papà

04/09/2020

Cosa vuol dire essere papà oggi? Il nuovo documentario Dads, girato dalla figlia primogenita del regista premio oscar Ron Howard, indaga le relazioni tra padri e figli con i contributi di varie star di Hollywood. Abbiamo fatto il punto con Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva

C’è un nuovo documentario sulla piattaforma AppleTV+ che si chiama Dads. Lo ha girato Bryce Dallas Howard, la figlia più grande del regista premio Oscar Ron Howard con i contributi di personaggi come Will Smith, Jimmy Fallon, Neil Patrick Harris, Kenan Thompson, Conan O’Brien su un argomento facile da immaginare (leggendo il titolo), ovvero: cosa vuol dire essere un papà, oggi. Perché a guardare la velocità con cui sta cambiando il modello maschile del genitore da 10 anni a questa parte, c’è tutto da imparare e inventare, e questo racconto per immagini mostra proprio la fantasia e persino la bellezza con cui tanti padri del terzo Millennio stanno riscrivendo la storia del loro ruolo in famiglia, dopo secoli di assenza.

Di certo, il lockdown di questo inizio 2020 ha dato una forte accelerazione al processo di “ritorno a casa” di molti papà, costringendo tanti a fare la propria parte tra scuole e nidi chiusi, nonni in quarantena e baby sitter lontane. Se tanto si è parlato delle mamme oberate dalla gestione della DAD dei figli, dallo smartworking e dalle pappe da preparare, dei papà al loro fianco poco si è detto, forse perché semplicemente erano defilati e nascosti in una stanza a portare avanti il loro lavoro al computer o invece perché hanno fatto quello che era necessario con disponibilità, ma senza farsene un vanto. «E’ giusto invece dare il giusto merito ai tanti padri che, magari per la prima volta, hanno aggiunto alla loro dimensione della responsabilità un coinvolgimento più intenso del solito e si sono sorpresi di se stessi perché hanno sentito come questo tempo dilatato permetteva loro di trasformare il proprio ruolo, ma anche la loro identità maschile» commenta Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, autore del libro Da uomo a padre. Il percorso emotivo della paternità (Mondadori, 2019).

 

Secondo lei, il lockdown è stato vissuto come un’occasione positiva da tutti i papà?
«Di certo è stato per tutti un drastico cambio di copione. Ma se per i padri già “molto attivi” prima, ha rappresentato l’ennesima occasione per coinvolgersi al meglio, per altri che vivevano gran parte della giornata fuori casa si è trattato di una scoperta. Poi naturalmente ci sono stati anche quelli che hanno vissuto il loro ruolo nell’insofferenza, perché abituati a sentire la famiglia come una gabbia da cui fuggire. Per questi ultimi il confinamento a casa è stato soltanto una condanna nella condanna, perché non ha fatto scattare nessun desiderio di accudimento, ma al contrario ha generato solo maggiore fastidio e malcontento».

I papà resistenti a un approccio più affettivo rispondono ancora a un retaggio culturale del passato o imitano i modelli che hanno avuto?
«La storia di vita da cui proveniamo ha inevitabilmente un forte impatto su di noi, quando diventiamo genitori. E’ molto probabile che i papà più affaticati dal lockdown siano stati, a loro volta, figli di padri distanzianti, freddi che non hanno fornito loro un “alfabeto emotivo”, ovvero la capacità di parlare e accostarsi ai bambini con il linguaggio degli affetti, per loro così necessario. A questo bisogna aggiungere che ancora oggi la dimensione della paternità non rappresenta un’identità di valore per il genere maschile sul piano sociale. Il modello di successo maschile più rappresentato nei media vede ancora l’uomo di potere nell’ambito professionale, di cui però non sappiamo nulla in relazione alla sua dimensione privata. A partire dalla politica fino ai vertici dell’economia, non emergono quasi mai storie di paternità di coloro che hanno raggiunto il successo. Anzi, la capacità di tenere separati i due fronti viene considerata una chiave di accesso e crescita nella carriera».

 

Eppure il nuovo documentario di Apple TV+ mostra come grandi attori, registi conduttori televisivi, comici americani siano dei dolcissimi padri di famiglia…
«Una delle rivoluzioni più grosse che riguarda i padri è effettivamente la narrazione che se ne fa da qualche anno sul piano letterario e cinematografico. Mentre prima esistevano solo manuali di “parenting” in cui si spiegava al padre come fare questo o quello, adesso sono tanti i libri e i film che raccontano gli aspetti più interiori che si attivano in un uomo quando nasce un figlio. E questo è importante perché – se per le donne parlare della maternità e della vita privata è sempre stato all’ordine del giorno – per gli uomini non è mai stato così. E se non si riescono a trovare le parole per dire le cose che si sentono, significa che non ci si autorizza nemmeno a provare quello che non si riesce a dire».

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