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ADOLESCENZA A PORTE CHIUSE: COSA FARE?




L’adolescenza è un periodo di transizione, caratterizzato sia da grandi cambiamenti fisici e psicologici, sia da incertezze significative che coinvolgono non solo i diretti interessati ma anche le loro famiglie. In questa fase, quella che un tempo era la cameretta del bambino o della bambina, curata in particolare dagli adulti e dove si potevano condividere momenti tra genitori e figli, diventa la camera di un adolescente che si trasforma spesso in un terreno off limits per madre e padre. La porta di questa stanza resta spesso chiusa e la richiesta avanzata da ragazzi e ragazze è quella di non entrare in quello spazio in cui custodiscono con cura i loro pensieri, interessi, affetti visibili o, ancor di più, nascosti. Quindi, in altre parole, gli adolescenti chiedono con frequenza ai genitori di “rispettare la loro privacy”.


È normale che gli adulti si interroghino, talvolta preoccupandosi, su ciò che i figli possano fare e su cosa possa succedere all’interno di quel luogo, nel quale non è più concesso loro di entrare con la semplicità di una volta; tuttavia, spesso è bene che tale sentimento eviti di tradursi in un atteggiamento eccessivamente invadente. Questo perché l’insistenza genera resistenza, ancora di più in giovani che cercano la loro strada per differenziarsi e a distanziarsi, fisicamente ed emotivamente, dalle figure di riferimento.


Il rispetto della privacy in adolescenza appare una questione abbastanza spinosa soprattutto quando si prende in considerazione il mondo dei social, e in generale del digitale, che può rivelarsi più o meno ospitale, nascondendo opportunità ma anche pericoli che, comprensibilmente, allertano i genitori. Uno dei punti centrali di questo periodo evolutivo però, alquanto difficile da tollerare per madri e padri, è che non si può sapere tutto: ragazzi e ragazze hanno segreti da custodire e un'intimità che chiede di essere tutelata. Il genitore dovrebbe quindi essere in grado di trovare, quanto più possibile, un equilibrio funzionale tra la fiducia nei confronti dei figli, e di ciò che vogliono tenere privato, e la funzione di guida e l’istinto protettivo che caratterizzano il suo ruolo. In questo senso, dunque, si possono concordare libertà e confini, per regolare ad esempio l’utilizzo delle tecnologie e mantenere, al tempo stesso, una disposizione all'ascolto e uno sguardo attento a cogliere eventuali segnali di rischio o disagio al loro insorgere. Tutto ciò può consentire al giovane di usare il web per restare in contatto con i propri amici, conoscere e fare esperienze senza che questo si trasformi in una trappola pericolosa, grazie alla presenza rispettosa degli adulti della famiglia.


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