COME PARLARE DI DISABILITÀ CON I BAMBINI?


Perché quel mio compagno è diverso?

E perché ha un’insegnante speciale tutta per lui?


Questi interrogativi di un bambino, che si presentano limpidi, trasparenti –perché non vi è un sottointeso né un’insinuazione – possono suscitare nel genitore un’eco più profonda, come quella di un sasso che cade nell’acqua.

Infatti, come parlare, come poter tradurre un concetto così complesso come la disabilità a un bambino?

Questa curiosità infantile, che sovente è evitata (per imbarazzo o per difficoltà), si rivela in realtà preziosa perché può consentire di introdurre il piccolo al più ampio e sempre più attuale tema della diversità. La differenza può riguardare un aspetto fisico, come dei tratti somatici particolari o una sedia a rotelle, ma può anche consistere in aspetti cognitivi, a prima vista meno visibili. In ogni caso, se incontriamo una posizione diffidente o stranita del bambino, ciò non deve preoccuparci: è una caratteristica propria dell’infanzia quella di essere attratti e al contempo intimoriti dallo sconosciuto, dal diverso. Però è soltanto riconoscendo la diversità e valorizzandola che si può permettere ai propri figli di incontrarla senza temerla, privi di pregiudizi. Sostenere che la differenza non esista, nonostante sia inizialmente più comodo, può nel tempo creare un circolo vizioso non corrispondente alla realtà che i bambini vivono quotidianamente.

Come trasmettere quindi il valore della diversità? Non vi sono risposte preconfezionate, poiché esse sono specifiche per la singola relazione, situazione e soprattutto domanda; tuttavia, si possono isolare alcuni punti da cui partire.


1. La preziosità della scuola: al ruolo dei genitori è importante che si affianchi quello degli insegnanti che possono intervenire nelle classi, dando voce e ascolto ai bambini, stimolandoli al confronto. La scuola infatti non è soltanto il contesto dove si incontra l’altro, il diverso, ma anche il luogo dove spesso emerge la disabilità.


2. Essere d’esempio: non è sufficiente essere ideologicamente contrari alla discriminazione se poi, nella quotidianità, si comunica irritazione e maleducazione attraverso il proprio comportamento.


3. Trasmettere la differenza tra equità e uguaglianza: l’importante non è essere trattati in modo uguale, ma in modo equo, cioè tenendo in considerazione particolarità e differenze, garantendo parità di opportunità.


4. Il valore della semplicità: soprattutto con i bambini più piccoli può essere utile avvalersi di fiabe, fumetti o cartoni animati per parlare insieme di disabilità.


5. Sincerità: per quanto piccoli e magari incapaci di esprimersi correttamente a parole, i bambini capiscono; sono dotati di una grande intuizione e comprensione – soprattutto per quanto riguarda l’ambito relazionale.


In conclusione ci possiamo chiedere: il prendersi cura, l’occuparsi delle differenze, non riguarda intimamente tutte le famiglie? Non è proprio a partire dalla diversità che si può scoprire e valorizzare l’unicità di ogni soggetto?




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