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COME SI PUÒ PARLARE DI SOSTANZE CON UN FIGLIO?

Affrontare questo discorso con i propri figli può essere complesso per i genitori, che potrebbero trovarsi in difficoltà su come introdurre il tema. Un primo passo potrebbe essere mostrarsi aperti e, se ne percepiscono la possibilità, avviare loro stessi il dialogo, promuovendo un senso di responsabilità nei propri figli e rendendoli, a seconda dell’età, consapevoli dei rischi che l’uso di sostanze e la dipendenza portano con sé. Vedendo che sono i genitori ad introdurre il discorso, dimostrandosi loro in primis aperti al dialogo e all’ascolto, i figli potrebbero percepire che non si tratta di un tema segreto di cui è vietato parlare. Al contrario, un atteggiamento giudicante, rigido e accusatorio rischia di mantenere l’argomento in uno stato di tabù e rinforza le barriere poste naturalmente dai ragazzi.

Più in generale, mostrare un interesse verso il mondo dei figli, ovvero verso la musica che ascoltano, le loro passioni, la moda e i social, senza criticarli, fa trasparire un’elasticità e una presenza che hanno valore. Scriviamo questo senza però dimenticare che esiste una “zona d’ombra” –con tale termine ci riferiamo a quel “qualcosa” che nella vita di ogni soggetto adolescente rimane privato, nascosto anche ai genitori– e che dovrebbe essere rispettata poiché fisiologica per la costruzione dell’identità.


Per approfondire tale comportamento e introdurre il discorso, può essere utile per i genitori anche interrogarsi sul perché i giovani facciano uso di sostanze. Tuttavia è bene premettere che si tratta di un fenomeno molto complesso e multifattoriale, senza una causalità diretta tra un evento e lo sviluppo di un comportamento. In generale, possiamo pensare che l’incontro di un adolescente con le sostanze possa avere a che fare con i diversi compiti evolutivi che questa fase di vita porta ad affrontare. I ragazzi infatti “incontrano” le sostanze (“direttamente” o anche soltanto nei discorsi dei pari) durante un momento molto particolare qual è l’adolescenza: un’ età in cui il proprio corpo cambia e si può essere un po’ travolti da nuovi vissuti emotivi. Inoltre tale periodo è caratterizzato da forti spinte separative, che portano il giovane a distaccarsi dalla bolla familiare e a costruire una propria identità. Di pari passo va anche l’ importante compito di nascita sociale: può capitare infatti che i giovani si avvicinino al mondo delle sostanze per sentirsi appartenenti e accettati all’interno del gruppo dei pari. Quest’ ultimo aspetto, però, non necessariamente porta ad un uso di sostanze vero e proprio, ma potrebbe essere semplicemente una necessità di esplorare ciò che circola all’interno del contesto sociale.


In conclusione, pur riconoscendo la difficoltà dei genitori a trovare una via di mezzo tra la fermezza e l’elasticità, possiamo dire che l’uso di sostanze non dovrebbe essere solamente ostacolato, ma indagato a fondo per comprenderne il significato che tale “mondo” ha per quel particolare ragazzo o ragazza, a partire dalla sua unicità e storia– in questo, la lettura di testi sul tema, così come i progetti di sensibilizzazione e prevenzione, possono certamente aiutare. È bene infine ricordare che quando si teme che il proprio figlio o la propria figlia facciano uso di sostanze, può essere utile, e a volte necessario, contattare un professionista


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