L'IMPATTO DEL COVID-19 SUL SONNO DEI PIÙ GIOVANI




Nonostante del Covid-19 e dei suoi effetti se ne sia parlato e riparlato, ciò che talvolta rischia di rimanere fuori dall’attenzione sono gli strascichi – anche latenti – che coinvolgono i soggetti più giovani.

Infatti, come gli adulti, anche i bambini e gli adolescenti, per effetto diretto del confinamento stesso e/o per il riflesso delle condizioni familiari e sociali contingenti (assenza o perdita dei nonni, genitori disoccupati o senza lavoro, scarsa socializzazione, etc..), hanno dovuto fare i conti con il costante desiderio e bisogno – spesso, poi, purtroppo frustrato – non solo di trovare un equilibrio, ma anche di potersi muovere, di guardarsi intorno e di scoprire cose nuove, in linea con il loro percorso di crescita.

Tra le conseguenze rilevanti durante e dopo la pandemia, si evidenziano proprio delle regressioni, ovvero dei piccoli passi indietro che il bambino e l’adolescente compiono, simboleggiando così un possibile disagio che necessita un’attenzione. Le aree intaccate hanno riguardato e riguardano il sonno, l’evacuazione, il linguaggio, i quali sono tutti aspetti peculiari dello sviluppo che segnano, progressivamente, una conquista dell’autonomia e della graduale indipendenza dalle cure genitoriali. Rispetto al sonno, Dalla raccolta di testimonianze di genitori con figli piccoli, ciò che è emerso con maggiore frequenza nel periodo che ha accompagnato l’arrivo del virus riguarda: disturbi e problemi di addormentamento, risvegli notturni e anche la comparsa di paure precedentemente sconosciute.

Non è infrequente, ad esempio, che chi, prima del lockdown, avesse appreso la capacità di dormire da solo, sia tornato nel letto con i genitori. Tale ritorno a una fase infantile pregressa potrebbe essere legato a un bisogno di sicurezza, rappresentato dal lettone. Un comportamento simile potrebbe quindi veicolare una paura, una fatica o la richiesta implicita di ripristinare la condizione di serenità precedente.

Nei più grandi invece, è stata osservata una significativa alterazione del ritmo del sonno con una tendenza al “ritardo di fase”, ovvero adolescenti che vanno a letto molto più tardi e non riescono a svegliarsi al mattino, come in una sorta di “jet lag” domestico.

Questi fenomeni hanno rappresentato – e rappresentano ancora oggi – elemento di discussione nella clinica dell’infanzia. A questo proposito, anche la Dott.ssa Pamela Pace, psicoanalista, psicoterapeuta e Presidente dell’Associazione Pollicino, ha voluto inserire in un capitolo del suo libro, “Che ansia! Riflessioni per mamme e papà che «faticano a lasciare andare»” (Edizioni San Paolo 2020), la sua lettura dell’esperienza del Covid-19 da parte dei bambini.

Secondo la Dott.ssa Pace, il ritorno a un funzionamento precedente si potrebbe leggere come un bisogno di essere aiutati per andare avanti. Per questo è importante che gli adulti di riferimento accolgano i momenti di difficoltà e le possibili regressioni, a volte necessarie e fisiologiche, dei più giovani, per poi permettere loro di proseguire.


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