QUANDO IL CAMPANELLO DELL'ANSIA SUONA PER I GENITORI

Crescere un figlio non è mai stata una missione facile: ogni età e ogni conquista verso l’autonomia di bambini e ragazzi richiedono ai genitori di fare i conti con l’ignoto, immaginando dubbi e potenzialità per ciò che sarà. Timori e preoccupazioni interrogano i genitori rispetto ai bisogni dei figli e costituiscono «una sorta di “occhio in più” e di cannocchiale che permette di vedere meglio e più lontano» (Pamela Pace, Ed. San Paolo, 2020).


L’ansia, infatti, è un vissuto assolutamente normale per i genitori e indice di quella sollecitudine caratteristica delle relazioni d’amore «viscerali». In questo senso, essa rappresenta un prezioso campanello d’allarme per attivare risorse familiari utili ad affrontare situazioni sconosciute. Certo, alla luce del periodo storico attuale, le preoccupazioni quotidiane di madri e padri possono anche essere amplificate, divenendo così veicolo di terrori eccessivi e perdendo, dunque, quella connotazione funzionale che permette di tutelare gli interessi dei figli.


In generale, comunque, molteplici preoccupazioni possono turbare i genitori: dalla paura di non provvedere in modo adeguato al benessere del proprio bambino (“Mangerà a sufficienza? Respirerà bene durante il sonno?”) al timore di non rappresentare un modello educativo sufficientemente capace, fino a una vera e propria inquietudine per i potenziali pericoli che i figli dovranno fronteggiare nel loro incontro con il mondo. Infatti, nella pratica clinica dell’Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus di Milano si incontrano frequentemente mamme che manifestano fin dai primi colloqui “molta ansia e timore di essere inadeguate (..) quante volte una madre si è sentita chiamareansiosa”, “apprensiva” o “mamma chioccia!”» riporta la Dott.ssa Pamela Pace, psicoterapeuta, psicoanalista e Presidente dell’Associazione Pollicino. Simili giudizi e pregiudizi minano la capacità genitoriale e la fiducia nelle proprie risorse, delegittimando quelle competenze materne naturali che emergono spontaneamente. Pertanto, affinché sia possibile valorizzare l’intuito delle mamme e supportarle con fiducia a fare del proprio meglio, è indispensabile che il padre sia di sostegno. Potersi confrontare con il compagno senza sentirsi giudicata è un ottimo antidoto all’ansia materna – sempre che non sia il papà il più ansioso della coppia! Sebbene talvolta più preoccupati da altre responsabilità, anche i padri possono infatti vivere con apprensione le tappe evolutive del proprio bambino, necessitando a loro volta del supporto della madre.


Dunque, come ricorda la Dott.ssa Pamela Pace nel testo Che ansia! Riflessioni per mamme e papà che faticano a “lasciare andare” (Ed. San Paolo, 2020), l’ansia genitoriale quando non è eccessiva può aiutare i figli a divenire più consapevoli dei rischi e delle potenzialità del mondo. Infatti, educare significa permettere agli stessi di diventare autonomi, rispettandone l’individualità e le esigenze evolutive, senza la pretesa che divengano e/o si comportino secondo aspettative altre dalle loro.




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