VIVERE NEL PRESENTE? ORMAI DIRLO VA DI MODA, MA COME REALIZZARLO?

I nostri trisnonni sono stati cresciuti e hanno educato i loro figli con insegnamenti che sono rimasti costanti per tutta la loro vita.


La generazione nata nell’immediato dopo guerra ha vissuto lo splendore del boom economico italiano e ha iniziato ad osservare processi di cambiamento molto più rapidi.


I nuovi equilibri geopolitici, l’incalzante susseguirsi di innovazioni tecnologiche, la globalizzazione, l’ordine economico mondiale in continua evoluzione, l’attenzione crescente a temi quali le responsabilità legali e sociali legate a temi ambientali, hanno dato un nuovo volto al concetto di cambiamento. La stabilità è ormai un’illusione. L’unica certezza è, paradossalmente, il cambiamento.


Il passaggio che stiamo vivendo è epocale. Per la prima volta nella storia dell’umanità infatti, l’uomo si trova in una condizione dove non ha più bisogno di adattarsi a un ordinamento esistente, ma deve essere in grado di adattarsi ad una serie di ordinamenti in cambiamento.


Nonostante questo l’uomo, che ha bisogno di certezze, tende a crearsi una definizione di se stesso per dire e dirsi ‘Io Sono’. Questo può generare emozioni, pensieri, sensazioni che sono ormai obsoleti, ma che non siamo in grado di lasciare. Il processo di svelamento avviene attraverso stati progressive consapevolezza. Il concetto espresso è apparentemente astratto ma, attraverso la breve storia zen riportata di seguito, può essere trasposto nella vita quotidiana.


Breve storia zen

Un giorno due monaci buddisti stavano facendo ritorno al loro monastero, camminando in silenzio. Essi praticavano lo stato di auto-consapevolezza, osservando i loro pensieri e il mondo in modo distaccato. Giunti alla riva del fiume che li separava dalla loro meta, notarono che non c’era il barcaiolo che solitamente li traghettava dall’altra parte del fiume. Attesero a lungo ma questi non si fece vivo. Nel frattempo, giunse una giovane donna che analogamente si mise in attesa del barcaiolo per attraversare il fiume. Cominciava a farsi buio, per cui decisero che non era più il caso di aspettare e di attraversare il fiume da sé. Vedendo, però, la donna in difficoltà, uno dei monaci si offrì di aiutarla e la portò sulle spalle mentre attraversava il fiume. Dopo la traversata, la donna ringraziò e i due monaci proseguirono il loro cammino verso il monastero in silenzio. Quando ad un certo punto, l’altro monaco interruppe il silenzio: «Come hai potuto fare una cosa del genere? Noi non dovremmo avere nessuna relazione con le donne, figurati poi toccarle e nientemeno portarle sulle spalle!» Il monaco che aiutò la donna compassionevolmente rispose: «Io ho lasciato quella donna tempo fa, sulla sponda del fiume, ma tu, mio caro, la stai ancora portando con te». Allora l’altro monaco comprese. Il silenzio e la pace interiore ritornarono in lui”.

Possiamo immaginare la vita come una sequenza di istanti, rappresentati da tante palline.

Il concetto di presenza consapevole si potrebbe tradurre nella capacità di vivere a pieno e con consapevolezza l’istante in cui siamo. Possiamo immaginare di circondare la pallina del momento presente con un quadratino, prendendo coscienza della qualità con cui stiamo facendo l’esperienza di quell’istante a livello di corpo fisico, emotivo, mentale e spirituale. Il presente è l’unico tempo che ci appartiene.


Spostarsi nel futuro significa non prendere la responsabilità del momento presente e può servire alle persone per fuggire in un ipotetico futuro migliore, in cui saranno realizzati sogni e desideri, oppure non esisteranno più condizionamenti e convinzioni limitanti.


Spostarsi nel passato può voler dire rimanere attaccati a ciò che ha generato l’oggi, nei successi raggiunti, nelle riflessioni su ciò sarebbe potuto andare diversamente. Può anche generare un senso di oppressione generata dall’attaccamento a rimorsi, rancori, rabbia, frustrazioni, rimpianti e risentimenti.


Stare nel presente richiede allenamento, perché significa prendere possesso della nostra mente e calmare i pensieri. Vuol dire diventare consapevoli delle nostre sensazioni e delle nostre percezioni. Significa lasciare andare ciò che è già accaduto e non attaccarsi ad aspettative sul futuro.


Presenza consapevole significa stare nello spazio della responsabilità per ciò che è la nostra vita oggi, per le scelte fatte o non fatte, per la comfort zone nella quale viviamo e da cui stiamo scegliendo di non di uscire.



Fonte: Laura Aramini