L’ANSIA GENITORIALE PER IL NASCITURO

L’ansia è una condizione fisiologica dell’essere umano che comporta uno stato di allerta e, come tale, anche i genitori la vivono quotidianamente. Utile campanello d’allarme, solo qualora superi un valore soglia predefinito o diventi una costante della vita, può risultare patologica e non funzionale.


L’ansia genitoriale per il nascituro, se limitata, è infatti un vissuto adattativo, ovvero una fonte di attivazione per far fronte a quelle condizioni relative al proprio figlio che provocano uno stato di maggiore premura.

Essa può essere, inoltre, veicolo di un processo psicologico che favorisce l’assunzione del ruolo di genitore. L’ansia è una reazione con cui è possibile accogliere un nuovo evento come la nascita, poiché il “nuovo” implica un’attesa: la rappresentazione di sé in un ruolo inedito e le insicurezze, dubbi, paure che normalmente accompagnano la gravidanza aggiungono un ingrediente speciale nella ricetta che sforna l’ansia di mamma e papà per il piccolo/la piccola in arrivo!


I fattori dai quali scaturisce una sensazione d’ansia si possono ricercare tra le condizioni bio-psico-sociali che costellano la vita quotidiana di futuri padri e madri. L’attesa del bambino potrebbe comportare preoccupazioni in particolar modo per la madre, poiché il neonato e la sua vita dipenderanno molto da lei. Proprio tali vissuti sono fonte di ansia materna, la quale, se smisurata, come per lo stress, potrebbe portare a un’alterazione dell’asse HPA (Ipotalamo-Ipofisi-Surrene). Questo comporterebbe il rilascio di eccessivi livelli di ormoni, quali il cortisolo, con il rischio di possibili ripercussioni sul benessere psico-fisico del feto. Inoltre, la genitorialità è spesso accompagnata da una serie di stereotipi sociali, particolarmente rivolti alle madri, che si affrettano a diventare pregiudizievoli: pensiamo alla definizione di mamme “tigri” o “coccodrilli”! Soprattutto, la madre deve fronteggiare anche la visione sociale della gravidanza come un momento magico che la vuole priva di paure e dubbi. Questo può costringerla a non sentirsi in diritto di essere infelice e di condividere le proprie ansie al fine di elaborarle.


In generale, potremmo dire che le questioni che animano di più i genitori nel periodo prenatale sono la preoccupazione di non saper accudire il figlio in maniera adeguata, l’ansia per eventuali patologie o anormalità che potrebbero manifestarsi nel bambino o la fobia del parto, ma anche la paura della donna per i cambiamenti relativi al proprio corpo.

Come spiega la Dottoressa Pamela Pace nel testo “Un amore in più. La gravidanza e il tempo dell’attesa” (Edizioni San Paolo, 2018), ogni attesa, ogni parto sono unici ed irripetibili e ciò li distingue da quelli che seguiranno, dai precedenti e da quelli altrui. Ma in fondo è proprio l’attesa, comune a tanti genitori che “aspettano”, a generare uno stato di allerta che si configura nell’ansia. Per tali ragioni, sono molto consigliati i corsi preparto: aiutano ad affrontare parto e gestazione e accolgono dubbi e paure, permettendo di incontrare altri genitori e con loro condividere i propri vissuti, nel principio secondo cui quando un bambino sta per nascere stanno nascendo anche una madre e un padre.




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