"MIO FIGLIO MANGIA SOLO PASTA": QUANDO PREOCCUPARSI DAVVERO E COSA FARE
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A cura della Dott.ssa Valeria Blasi - Dottoressa in Scienze della Nutrizione Umana - https://www.instagram.com/dottoressavaleriablasi/
“Se fosse per lui mangerebbe solo pasta.”
“Le verdure non le vuole nemmeno vedere.”
“La carne la rifiuta sempre.”

Questa è una delle situazioni più frequenti che incontro nel mio lavoro con le famiglie. Molti genitori si preoccupano quando il bambino accetta soltanto alcuni alimenti, soprattutto carboidrati come pasta, pane o pizza, e rifiuta quasi tutto il resto.
La prima cosa importante da sapere è che nei bambini una certa selettività alimentare può essere fisiologica. Durante la crescita, soprattutto in alcune fasi dell’infanzia, molti bambini tendono a preferire sapori semplici, consistenze morbide e alimenti che conoscono bene. I carboidrati, in particolare, risultano spesso più rassicuranti e facilmente accettati.
Questo non significa però che il problema vada ignorato.
Quando l’alimentazione diventa troppo limitata e ripetitiva, il rischio è che il bambino si abitui a mangiare sempre gli stessi alimenti, riducendo progressivamente la varietà nutrizionale e la curiosità verso nuovi sapori.
Uno degli errori più comuni è trasformare il pasto in una trattativa continua. Frasi come “mangia almeno un boccone” oppure “se mangi la verdura ti do il dolce” possono sembrare utili nell’immediato, ma nel tempo rischiano di aumentare il rifiuto e creare un rapporto poco sereno con il cibo.
Anche preparare ogni giorno un menù diverso solo per evitare che il bambino salti il pasto spesso peggiora la situazione. Il bambino capisce rapidamente che rifiutando alcuni alimenti otterrà sempre ciò che preferisce.
È importante invece lavorare gradualmente sull’educazione al gusto.
Un bambino non impara a mangiare un alimento nuovo in un solo giorno. A volte servono numerose esposizioni prima che inizi ad accettarlo. Per questo motivo è utile continuare a proporre gli alimenti senza pressione, senza obblighi e senza trasformare il momento del pasto in un conflitto.
Anche il comportamento dei genitori ha un ruolo fondamentale. I bambini imparano soprattutto attraverso l’esempio. Vedere mamma e papà mangiare con naturalezza verdure, legumi, pesce o altri alimenti aumenta molto la probabilità che, nel tempo, anche loro inizino ad assaggiarli.
Un altro aspetto importante è non demonizzare la pasta. La pasta non è un “nemico” e non deve essere eliminata. Il problema nasce quando l’alimentazione diventa sbilanciata e manca varietà. L’obiettivo non è togliere i carboidrati, ma costruire pasti più completi ed equilibrati nel tempo.
Per questo può essere utile accompagnare gradualmente il bambino ad associare alla pasta anche altre componenti del pasto, come proteine, verdure o fonti di grassi buoni, rispettando però i suoi tempi e senza forzature.
Quando è necessario approfondire? Se il bambino elimina intere categorie alimentari, perde peso, ha una crescita rallentata oppure mostra un rifiuto molto intenso e persistente verso il cibo, è importante confrontarsi con uno specialista.
Nel mio lavoro, aiuto spesso le famiglie a gestire queste situazioni in modo pratico e realistico, senza rigidità e senza sensi di colpa. Perché educare un bambino a mangiare bene non significa imporre, ma accompagnare gradualmente verso una maggiore varietà alimentare.
Le abitudini costruite durante l’infanzia influenzano il rapporto con il cibo anche negli anni successivi. Ed è proprio per questo che il modo in cui il bambino vive oggi il momento del pasto è importante tanto quanto ciò che mangia.
Se sei una mamma e senti di avere difficoltà nella gestione dell’alimentazione del tuo bambino, puoi iniziare un percorso nutrizionale personalizzato. Ricevo su appuntamento, anche online, per aiutarti a costruire strategie pratiche, sostenibili e adatte alla tua famiglia.
Puoi contattarmi direttamente su WhatsApp al 339 2381652 oppure via email a valeriablasi@hotmail.com.






















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