I segreti del reportage in famiglia

Sono Francesca Angelini e sono fotografa specializzata in reportage di famiglia. In Italia è un genere ancora molto poco conosciuto ed io sono qui per raccontarvi di cosa si tratta ed il perchè ho scelto di specializzarmi in questo genere fotografico.

Se dico “fotografia di famiglia” a cosa pensate? Provo a fare delle ipotesi: quando sentiamo la parola fotografia associata alla famiglia di solito pensiamo alle foto in studio per la cartolina di Natale, alle foto all’aperto al tramonto o alle foto newborn dei neonati di pochi giorni. Oggi voglio svelarvi un segreto: esiste una nuova possibilità ed è il reportage di famiglia. Vorreste tanto avere dei ricordi di famiglia in cui siete tutti presenti ma non andreste mai in studio da un fotografo e vi sentite in imbarazzo nel mettervi in posa? Questo servizio fa per voi e se siete curiosi provo a raccontarvelo meglio.

Cos’è il reportage di famiglia?

Il reportage per famiglie è il racconto di un giorno di vita reale. Non ci si sofferma mai abbastanza a considerare la meraviglia, la ricchezza dei momenti e dei piccoli gesti che una famiglia vive quotidianamente: dal risveglio ai capricci, dai momenti di tristezza alle risate sfrenate, dai momenti di solitudine ai momenti di connessione, dai momenti di quiete ai momenti in cui tutto sembra correre in perfetto ritardo.

Il mio compito di fotografa documentarista è quello di passare mezza o un'intera giornata con la famiglia che vuol essere raccontata attraverso i miei scatti.

Ma perché una famiglia dovrebbe voler fare un reportage?

A questa domanda mi piace rispondere con un'altra domanda: chi di voi fa le foto in famiglia? Di solito, chi fa le foto in famiglia è sempre uno solo dei due genitori, e l’altro se a fine anno si ritrova presente in una decina di foto (di cui alcuni sono selfie) si tratta di voler essere ottimisti. Da piccola le foto di famiglia venivano fatte da mio padre e le fotografie che io e mio fratello abbiamo insieme a lui sono davvero pochissime. Vi capita mai di sentire dentro di voi una vocina che dice “sarò abbastanza presente?”. Tutti quanti sappiamo che la risposta è “SI”, ma a volte abbiamo bisogno di avere delle conferme. Il reportage di famiglia aiuta la vostra autostima ed i vostri figli avranno memoria per sempre del fatto che voi ci siete.

Ma sono foto che si potrebbero fare da soli?

Un altro errore che viene fatto spessissimo: banalizzare questo ambito fotografico riducendolo a fotografie che si possono fare in autonomia pensando che basti una buona macchinetta per farle amatorialmente. La fotografia documentaria è un linguaggio complesso fatto da momenti, connessione, intimità, luce, composizione e punto di vista del fotografo. Ed il punto cruciale è che se scatti tu, non sei nelle tue foto di famiglia. Io stessa che sono fotografa, a volte scelgo volontariamente di non usare la macchina fotografica per vivere i miei figli al 100% perchè se sono dietro una macchina fotografica è un pò come se non fossi realmente presente. Ci avete mai pensato? Attraverso il reportage posso permettervi di vivere la vostra famiglia al 100%. Per 24h esisterete solo voi e loro ed il mio compito sarà quello di renderlo indimenticabile per voi. State facendo un regalo a tutta la famiglia, un regalo di cui apprezzerete il valore per sempre!

Ma posso fare il reportage di famiglia anche se ho la casa piccola? Assolutamente si, e torno al punto precedente. Un fotografo specializzato in questo genere ogni volta si ritrova in situazioni diverse in cui deve utilizzare la sua creatività e professionalità per realizzare un reportage.

Ma la mia casa è sempre in disordine, le foto saranno brutte? Non posso nascondere che per motivi forse culturali, nel nostro paese in moltissimi si preoccupano della casa disordinata o del caos. La casa, per me, è la dimensione più intima di una famiglia, il posto dove una famiglia custodisce i suoi segreti e la propria vita ed il mio compito non è fotografare l’eventuale disordine, ma trovare la chiave per creare un racconto che parli delle persone che ho di fronte. Sono mamma anch'io e dal primo figlio conosco bene la trasformazione che subisce una casa che ospita dei bambini. La casa è un organismo vivente che pulsa insieme alle nostre emozioni, le nostre tensioni, i nostri rimandare per la stanchezza, e nel caos si riempie di colori e sfumature che disegnano la nostra quotidianità... non un catalogo di design. Possiamo avere il reportage in vacanza? Assolutamente si! Io non ho vincoli sul luogo in cui realizzo i miei racconti. Il tutto deve partire sempre dalla famiglia e dalle sue abitudini. L’unico requisito è il volersi mettere in gioco ed essere aperti mentalmente a questa esperienza.

Ma le famiglie non si sentono a disagio nel mostrarsi ad un “estraneo”?

Rifletto spesso sul fatto che, in questo lavoro, le famiglie debbano lasciar entrare in casa propria me, ovvero una sconosciuta ed in effetti, con i bambini presenti, la cosa potrebbe destare qualche preoccupazione, inoltre il fatto di aprirsi con un estraneo potrebbe risultare difficile. Per questo motivo voglio sempre conoscere prima le famiglie che mi scelgono.

Perchè ho scelto di specializzarmi nel reportage di famiglia?

Radicata in me c’è la non tolleranza della finzione e delle false apparenze. Prima di essere mamma non avevo la minima idea di cosa avrebbe significato un figlio (e poi due) che gironzolano per casa. Fino ad allora la società mi aveva fatto credere che i bambini erano puliti, profumati, erano sempre sorridenti, che dormissero e, non ultimo, ho scoperto che tutti quelli che avevano avuto figli prima di me, anche loro, mi avevano mentito. Diventata mamma, ho scoperto che la casa è un organismo vivente che pulsa insieme alle nostre emozioni, le nostre tensioni, i nostri rimandare per la stanchezza, e nel caos si riempie di colori che disegnano la nostra quotidianità… non un catalogo di design. Questo è il primo dei motivi per cui mi sono avvicinata al documentario di famiglia. Da quando siete diventati genitori non avete mai sentito il bisogno di confrontarvi con altre persone? Con i figli le case cambiano, ma ricordiamoci sempre che non siamo soli e che tutte le famiglie con figli piccoli probabilmente vivono nello stesso caos. Ad un certo punto ho sentito il bisogno di confronto, sapevo che non ero sola, ed attraverso il reportage di famiglia ho capito di poter aiutare le persone, che la pensano come me, a trovare il bello in quello che abbiamo, senza dover far finta di essere sempre perfetti, lavati e profumati, senza filtro “bellezza”.– Sono una persona con umorismo, mi diverte trovare il lato “stupido” delle cose ed a volte riesco a mostrarlo nei miei reportage di famiglia. Ho sempre avuto un lato di me che pensava cose che gli altri spesso non capivano o non apprezzavano, un lato di me che possiamo definire ironico. Mi vedevano come quella che pensa cose strane o che vuol sempre scherzare, anche mia nonna mi diceva sempre che per me la vita era sempre un gioco. Ecco, in questa fotografia ho potuto trovare un modo per esprimere quel lato di me che a parole non sono mai stata capace di trasmettere. Sono costantemente in ascolto ed alla ricerca di quelle che può essere identificato come il mio modo di vedere. Per concludere quindi, aggiungo ai motivi per cui ho scelto il reportage di famiglia, la libertà di poter esprimere quello che sento attraverso le mie visioni.

Come si sceglie il fotografo di reportage di famiglia?

Il reportage è un'esperienza molto intima ed un fotografo specializzato in questo tipo di servizio ha un suo modo di vedere e di raccontare maturato e dovuto al suo vissuto, alla sua ricerca di sé stesso. Quello che è importante per me potrebbe non esserlo per un altro fotografo. E' fondamentale trovare quindi un fotografo che risuoni con le nostre corde e con il quale sentiamo di essere in empatia perché alla base di questo servizio non c'è solamente la tecnica fotografica ma c'è anche il "sentire". Vi saluto con una riflessione: si spende tanto per il fotografo nel giorno del matrimonio ma ogni giorno vissuto con la nostra famiglia è altrettanto speciale perché frutto di quella scelta ed andrebbe ricordato almeno una volta l'anno.

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