SETTEMBRE, SI RIPARTE: COME RITROVARE UNA ROUTINE ALIMENTARE SENZA STRESS
A cura della Dott.ssa Maria Rosaria Capasso - https://www.capassonutrizionista.it
Biologa nutrizionista - Nutrizione pediatrica e materno infantile

Settembre, per molte famiglie, è il mese dei nuovi inizi.
Si torna a scuola, al nido, al lavoro. Tornano le sveglie, gli orari, le corse del mattino, le attività pomeridiane e, inevitabilmente, anche una domanda molto frequente tra i genitori:
“Come faccio a rimettere in ordine l’alimentazione di mio figlio dopo l’estate?”
La prima cosa che vorrei dire alle mamme è questa: non serve rimettere tutto “in riga” dall’oggi al domani.
Anche per i bambini il rientro rappresenta un cambiamento importante. Dopo settimane caratterizzate da orari più flessibili, pasti fuori casa, gelati, giornate al mare e ritmi diversi, il corpo e le abitudini hanno semplicemente bisogno di ritrovare gradualmente una nuova organizzazione.
E proprio la parola gradualmente dovrebbe accompagnarci durante le prime settimane di settembre.
Ripartiamo dalla routine, non dalla perfezione
Una buona alimentazione non nasce dal singolo alimento perfetto, ma dall’insieme delle abitudini quotidiane.
Prima ancora di concentrarci su quantità, grammature e ricette elaborate, possiamo quindi lavorare su pochi punti semplici:
orari dei pasti sufficientemente regolari;
una colazione presente nella routine;
acqua disponibile durante la giornata;
merende semplici;
pasti consumati, quando possibile, seduti e senza schermi;
sonno e riposo adeguati;
movimento quotidiano.
Piccoli gesti ripetuti nel tempo hanno molto più valore di qualche giornata alimentare “perfetta”.
La colazione non deve essere complicata
Con il ritorno a scuola torna anche il problema delle mattine di corsa.
Non è necessario preparare ogni giorno pancake, torte fatte in casa o colazioni elaborate.
Una buona colazione può essere anche molto semplice.
Possiamo alternare, in base all’età e alle abitudini del bambino:
yogurt bianco con frutta e cereali;
pane con crema 100% di frutta secca;
latte con pane o cereali semplici;
ricotta con pane e frutta;
una fetta di torta casalinga accompagnata da yogurt o latte.
L’obiettivo non è creare una colazione “da fotografia”, ma trovare delle combinazioni realistiche che la famiglia riesca a mantenere nel tempo.
E se vostro figlio appena sveglio mangia pochissimo?
Evitiamo di iniziare la giornata con pressioni e inseguimenti. Possiamo lavorare gradualmente sull’orario della sveglia, sulle quantità e sull’organizzazione dello spuntino successivo.
E la merenda per la scuola?
La merenda ha una funzione semplice: accompagnare il bambino da un pasto principale all’altro.
Non deve diventare un secondo pranzo.
Frutta, pane, yogurt quando è possibile conservarlo correttamente, un piccolo panino, una preparazione casalinga semplice possono essere tutte alternative valide.
Non abbiamo bisogno di demonizzare il singolo biscotto o la singola merendina.
Quello che conta è la frequenza con cui determinati prodotti entrano nella quotidianità e, soprattutto, il contesto alimentare complessivo.
Una merenda confezionata ogni tanto non compromette l’alimentazione di un bambino, così come una mela non rende automaticamente equilibrata una
giornata.
Guardiamo sempre l’insieme.
“A scuola non mangia niente”
Questa è una delle frasi che sento più frequentemente.
Il bambino torna da scuola e la mamma scopre che non ha mangiato il primo, ha lasciato la verdura e ha assaggiato appena il secondo.
La prima reazione spesso è cercare di recuperare immediatamente: “Adesso devi mangiare perché a pranzo non hai mangiato niente.”
Ma attenzione.
Il pasto successivo non deve diventare una compensazione o una punizione.
Possiamo offrire una merenda adeguata e poi proseguire normalmente con la
cena. Soprattutto nelle prime settimane, alcuni bambini mangiano meno a scuola perché devono adattarsi a un ambiente nuovo, a nuovi adulti, ai rumori, ai compagni e persino a modalità differenti di presentazione del cibo.
Mangiare è anche un'esperienza relazionale. Diamogli il tempo di adattarsi.
Il bambino selettivo e il ritorno a scuola
Per un bambino particolarmente selettivo, settembre può essere ancora più
impegnativo.
A scuola potrebbe incontrare:
odori diversi;
piatti diversi;
alimenti mescolati;
consistenze che non conosce;
modalità di preparazione differenti da quelle di casa.
Evitiamo di trasformare ogni pomeriggio in un interrogatorio:
“Cos’hai mangiato?”
“Perché non hai mangiato?”
“Gli altri bambini hanno mangiato?”
“Domani però devi assaggiare.”
Meglio mantenere una comunicazione neutra.
Possiamo interessarci alla sua giornata nella sua interezza: “Com’è andata oggi?”
Il cibo non deve diventare l’unico parametro attraverso il quale valutiamo la buona riuscita della giornata scolastica.
A casa continueremo a proporre una buona varietà di alimenti senza pressioni, mantenendo alcuni cibi familiari e lasciando spazio all’esplorazione.
Attenzione al “mangia perché domani vai a scuola”
A settembre può comparire anche una forma diversa di pressione.
“Devi mangiare perché domani devi stare attento.”
“Finisci tutto perché a scuola hai bisogno di energia.”
“Se non fai colazione non riuscirai a concentrarti.”
L’intenzione del genitore è comprensibile, ma il rischio è trasformare il cibo in un compito.
Possiamo invece spiegare in maniera semplice che il nostro corpo ha bisogno di energia per giocare, pensare, imparare e crescere, senza collegare il valore del bambino alla quantità che riesce a mangiare.
A cena ritroviamoci
Dopo una giornata trascorsa fuori casa, la cena può diventare soprattutto un
momento di ricongiungimento.
Quando possibile, proviamo a sederci insieme. Televisione e cellulari lontani dal tavolo.
Non utilizziamo la cena esclusivamente per controllare quanto il bambino mangia. Chiediamogli della giornata. Raccontiamo qualcosa della nostra. Mangiamo insieme.
I bambini imparano moltissimo osservandoci. La convivialità è una parte importante dell’educazione alimentare.
Settembre è anche un momento per osservare
Il rientro alla routine può essere una buona occasione per guardare con attenzione il rapporto che nostro figlio ha con il cibo.
Non dobbiamo preoccuparci per ogni rifiuto o per una giornata in cui mangia meno. È normale che appetito e preferenze cambino.
Merita invece un approfondimento quando l’alimentazione diventa fonte di forte stress per tutta la famiglia, quando gli alimenti accettati diventano progressivamente sempre meno, quando il bambino mostra paura o forte disagio davanti al cibo oppure quando emergono difficoltà importanti nella crescita o nella gestione delle consistenze.
In questi casi chiedere aiuto precocemente è sempre preferibile rispetto ad aspettare che il momento del pasto diventi una battaglia quotidiana.
Il vero obiettivo del rientro
A settembre non dobbiamo costruire bambini che mangiano sempre tutto. Dobbiamo aiutarli a ritrovare progressivamente: ritmo, ascolto, curiosità e serenità.
La routine è importante, ma non deve diventare rigidità.
Una buona educazione alimentare non nasce dalla perfezione.
Nasce da tante piccole esperienze quotidiane, ripetute nel tempo, dentro una relazione nella quale il bambino può sentirsi accompagnato e non giudicato.
Perché anche a tavola, come a scuola, ogni bambino ha bisogno del proprio tempo per imparare.






















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