Il Papà e l'adolescenza dei figli

14/03/2016

 

Per i papà l’adolescenza dei figli è un terreno indefinito ed un banco di prova. Non di rado, i padri sono molto orgogliosi dei figli in crescita: rimangono colpiti dalle loro capacità, dai loro cambiamenti ed anche dalla loro bellezza.

Il padre in adolescenza ha un compito importante, quello che è tipico della figura paterna, presidiare il campo delle regole e dei limiti. Un ruolo scomodo ma fondamentale per dare i giusti NO che sono necessari per i figli in crescita.

Spesso i padri fanno fatica poiché dire NO ad un figlio non è mai compito facile. Si rischia di rendere il figlio triste e frustrato e soprattutto bisogna gestire quello che si scatena dopo: rabbia, mutismo, pianti.

Quei genitori che hanno sicurezza e una certa tranquillità interiore riescono a dare i giusti limiti ed aiutare i propri figli nella crescita. Chi invece non sa dire di NO è perché ammette di non sopportare il dolore e la rabbia che il divieto produce ma soprattutto non tollera di essere messo in discussione dai figli. La percezione è che dando tutto ai figli si sarà sempre amati. A volte questo avviene anche per distaccarsi dal modello di genitore padre-padrone che spesso molti uomini hanno subito e non vogliono incarnare. Ovviamente, questo tipo di autorità non è più un modello educativo consigliabile però deve essere sostituita da qualcosa di valido e non dal mero permessivismo.

In questo ragionamento è importante considerare che il cervello dell’adolescente  non è ancora completamente sviluppato e formato ma in lui prevale il cervello emotivo. Quella parte del cervello che basa le scelte sul principio del piacere (mi piace? mi fa stare bene?)senza prendere in considerazione le conseguenze che una decisione può provocare. L’adulto deve sostenere proprio questa parte, denominata cervello cognitivo, che permette di riflettere sulle azioni, tollerare la frustrazione e la fatica, rimandare qualcosa anche se ci attrae molto. Questa parte del cervello è l’ultima che si sviluppa ed è quindi per questo che gli adolescenti fanno fatica a regolarsi da soli e a scendere a compromessi.

La funzione dell’adulto e del papà in particolare e quella di fare le parti di questa zona cerebrale e permetterne quindi lo sviluppo. E’ una funzione faticosa da sostenere, poco gratificante ma è l’unico modo per far si che i ragazzi non siano lasciati soli ed in preda del loro cervello unicamente emotivo. Credo che questo compito genitoriale sia molto importante soprattutto ai nostri giorni in cui i ragazzi, grazie anche alle nuove tecnologie, hanno in mano strumenti potenti ed affascinanti che però li ostacolano nello sviluppo di questo aspetto più critico e che comprende la morale, l’etica ed il rispetto per se stessi e per gli altri.

Se questo compito genitoriale non viene compiuto in modo sufficiente il rischio è che il cervello dell’adolescente venga stimolato a funzionare rafforzando solo gli aspetti che lo fanno stare bene qui ed ora. Per costruire invece una visione complessa del mondo c’è bisogno di un processo educativo che solo l’adulto può promuovere e supportare.

I padri di oggi hanno sicuramente la vita meno facile dei loro padri ma, presumibilmente, hanno la possibilità di vivere di più il rapporto con i figli e poter trarre da questo soddisfazioni nonostante la fatica.

 

www.martinaberta.it

 

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