MODELLARE I SOGNI SU UNA REALTA’ POSSIBILE

16/10/2018

Per evitare prevedibili frustrazioni occorre sognare ciò che è possibile fare, costruire quindi sogni sulla nostra realtà, ovvero con piena consapevolezza e accettazione tanto delle nostre risorse quanto dei nostri limiti.

Sì, perché quando ci si ostina a sognare qualcosa di ben poco possibile, a negare gli aspetti di vincolo e di limite della nostra realtà, a non accettare né adattarsi ad esempio un cambiamento avvenuto nella nostra quotidianità…ecco che i sogni, più che aiutarci a perseguire una dimensione migliore, più serena e felice, sono proprio la causa di una grande sofferenza, di uno stato di irritazione e di irrequietezza, di insoddisfazione, e fianco di crisi.

Per poter immaginare un diverso e migliore assetto, che mantenga però un aggancio realistico con il nostro status quo, il primo movimento da compiere è allora quello di analizzare e valutare la nostra realtà, comprenderne e accettarne le caratteristiche e i perimetri; il secondo step è volto a cogliere le potenzialità evolutive, quelle risorse ancora non utilizzate ma presenti, quegli aspetti migliorativi ancora non sfruttati ma esistenti. Solo a partire da qui si può costruire il nostro sogno, il nostro target, solo così le nostre spinte interne, le speranze e le fantasie che ci motivano verso il nuovo, che ci rivitalizzano caricandoci di energia ed entusiasmo non rimarranno deluse e saranno fonte di effettivo arricchimento e soddisfazione.

E’ quando immaginiamo uno stato che prende la forma di un sogno irrealistico, eccessivamente lontano e distante dalla realtà e dalle nostre potenzialità, disallineati rispetto a chi siamo e dove siamo, al nostro punto di partenza, che si rischia di scivolare in uno stato di grande frustrazione, demotivazione, che genera facilmente conflitti interni ed esterni, relazionali molto spesso.

Positiva è la curiosità, l’entusiasmo, l’ambizione, quando innescano un movimento a perseguire ciò che possiamo già sfiorare, che con un piccolo sforzo possiamo afferrare, stringere e conquistare. Un salto forse difficile ma possibile dunque, dove la motivazione sia sostenuta effettivamente dalle risorse proprie e/o del contesto, per giungere così ad un esito positivo, evitando un prevedibile FLOP!

 

Un esempio su tutti si ritrova nel momento in cui la coppia diventa un trio (o un quartetto) ovvero quando nascono uno o due figli. Cambia l’assetto famigliare, cambia la quotidianità, cambiano i sogni possibili, o le modalità o i tempi con cui è possibile raggiungerli e realizzarli; si modificano gli orizzonti. Quando non si riesce a fare un passaggio e un movimento adattativo, mentale in primo luogo, sul nuovo assetto e ci si ostina a pensarsi in un equilibrio a due e di due…allora non si fanno i conti con la realtà e ahimè le conseguenze non sono per nulla piacevoli! La coppia spesso si trova a faticare in questa fase del processo, perché la libertà di due adulti, ad esempio, difficilmente rimane immodificata dalla presenza dei nuovi entrati, che, come natura vuole, richiedono attenzioni e accortezze che vanno considerate, e non invece negate! In alcuni casi questo momento è vissuto come una frustrazione forte, emerge un vissuto di sofferenza legato a vincoli che non si riconoscono e non si accettano, si avverte la repressione di alcune spinte interne che è legittima e comprensibile ma che indica la necessità di ritirarsi sulle nuove condizioni di vita. Vanno allora ri-comprese le caratteristiche della nostra situazione affettiva e organizzativa e vanno seguite e accompagnate le evoluzioni proprie e della famiglia.

 

La giovane coppia alle prese con il nuovo nato deve dimostrare dunque questa capacità di adattamento e assestamento per la prima volta, la coppia più matura, al secondo figlio, deve invece proseguire il lavoro, già iniziato con il primogenito, di ridimensionamento e riadattamento "a misura di bambino" di aspettative proprie e di coppia, dimostrando quindi anche una capacità di "tenuta" nel tempo. La tenuta, quando ben gestita e serenamente vissuta, può generare un processo di trasformazione, il cui esito è un equilibrio certamente diverso dal precedente ma ugualmente sereno e funzionante, sui tre fronti, personale, coniugale, genitoriale. La famiglia trova la sua dimensione. 

Rincorrere insistentemente sogni di uno stato passato, certamente diverso dallo stato presente, non fa altro quindi che generare frustrazioni; saper produrre nuovi sogni, generati dalle nuove ed effettive condizioni, creando e immaginando nuovi scenari, migliori ma al contempo possibili, è un atteggiamento che allontana la delusione e favorisce la soddisfazione e la realizzazione di quanto desiderato.

Accettare ciò che c'è fa andare avanti, contrastarlo tiene fermi.

 

 

 

Fonte: Anna G. Vailati, psicologa e psicoterapeuta (Cerchi e Spazi)

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